Un cancello visto tante volte in tv e un ragazzo dell’88

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Arrivare davanti ad un cancello visto tante volte in tv a partire dai primi anni 80, ora dismesso per un’entrata più elegante ed agevole. Un cancello che per migliaia di giovani ha rappresentato il ritorno alla vita. Ho scoperto solo oggi, 30 anni dopo quelle immagini viste e riviste di ragazzi e genitori seduti per terra, attaccati con rabbia e disperazione ad una speranza, quella di entrare da quel cancello, che San Patrignano è nel comune di Coriano, in provincia di Rimini. Sul finire degli anni 70, il viso e lo spiccato accento romagnolo del suo fondatore, Vincenzo Muccioli, riempivano giornali, trasmissioni tv e telegiornali.
Da una collina a due passi dal mare, Muccioli voleva estrarre la voglia di vivere per donarla a chi si era piegato, principalmente, all’eroina. Arrestato, processato e assolto, nel 1980, accusato di metodi coercitivi. Riprocessato nel 1994 con l’accusa di aver coperto gli esecutori di un omicidio avvenuto all’interno della comunità, Vincenzo Muccioli è morto nel 1995, pochi mesi prima della sentenza che lo condannava a 1 anno e 8 mesi di reclusione.
Chi era, ma soprattutto che cosa ha rappresentato Vincenzo Muccioli, lo si capisce varcando il cancello di San Patrignano. Dal 95, il responsabile della comunità è il figlio Andrea.
I ragazzi in carico, nell’anno 2008 sono stati 1672. Oltre a 152 affidamenti, 53 arresti domiciliari, 12 detenzioni domiciliari, 16 minori messi alla prova, 7 in libertà controllata, 7 sorvegliati speciali. Nel corso degli anni l’eroina ha lasciato il posto all’illusione del “droga leggera” o “smetto quando voglio”. Oggi, il 60% degli ospiti non hanno mai utilizzato eroina in vena, assumendo in diversi modi cannabis, ecstasy e cocaina. Una volta a San Patrignano si entrava presentandosi all’entrata in cerca di aiuto. Oggi ci si arriva dopo una sorta di apprendistato in una delle comunità satelliti, presenti ormai in quasi tutte le regioni.
Una volta accolti, accettando le regole, si inizia un percorso di almeno 3 anni e mezzo.
Periodo in cui non viene concessa nessun contatto con l’esterno. L’unico deputato alla firma del lascia condotto è Andrea Muccioli. Quella che un tempo era una collina di fango, terra promessa per molti, inferno per alcuni, perdita di facili guadagni per gli spacciatori, è diventato terreno fertile per l’umanità e la professionalità. Vi abitano intere famiglie.
Vi lavorano tecnici specializzati in svariati settori apprezzati e richiesti da aziende esterne.
I ragazzi reinseriti nel mondo del lavoro dal 2005 ad oggi sono 737.
“Per noi, nessun ragazzo tossicodipendente è un malato o un irrecuperabile, destinato a convivere fino alla morte con la sua condizione. A San Patrignano lo vediamo invece come un individuo unico e irripetibile, pieno di capacità e potenzialità, che deve riscoprire e imparare ad esprimere.” Questo il credo di Andrea Muccioli che aggiunge “è l’eredità che ho ricevuto dai miei genitori e dal gruppo di amici e volontari che trent’anni fa fondarono San Patrignano. Un’idea ancora più forte oggi, in mondo che spesso sfugge alle sue responsabilità e abbandona i giovani a se stessi.” Leggere per la prima volta dal vero il cartello stradale con la scritta “San Patrignano”, arrivare davanti al vecchio cancello, quello dove restavano in attesa per giorni e giorni, dormendo per terra, giovani in cerca di una speranza, ed infine varcare l’entrata, anche se non è più quella originaria.
Attimi emozionanti che diventano da pelle d’oca quando, all’arrivo dei giocatori della Pallacanestro Varese nel grande salone dove ogni giorno vengono serviti 1200 pasti caldi, parte un applauso spontaneo verso
i graditi ospiti.
Seduto a tavola mi riesce difficile guardare nel mio piatto. Più naturale è invece cercare nei visi di chi mi sta seduto intorno, pensare ai drammi, alle sconfitte, alle vittorie di chi ha saputo rinascere, ed oggi è qui seduto a tavola, sorridente, magari con la moglie, un figlio. Passeggiando nei vialetti di quella che è solo una minima parte di San Patrignano, si passa davanti allo splendido parco ippico dove ogni anno, dal 1997, si svolge il prestigioso concorso “Challenge Vincenzo Muccioli”, gara d’equitazione tra le più importanti nel calendario internazionale, con i gara anche i cavalli nati ed allevati nella comunità.
A livelli d’eccellenza anche l’allevamento dei cani, la produzione di vino, del formaggio, il laboratorio di pasticceria, lo studio di grafica, una clinica all’avanguardia, il laboratorio di informatica e tutto ciò che i giovani e gli operatori di San Patrignano sanno produrre, durante quello che viene definito “un percorso”. Senza dimenticare l’attività sportiva praticata da oltre mille ospiti. In campionati interni di calcio, basket e pallavolo.
Oltre al podismo, il nuoto, e le squadre di basket della Serie D, sponsorizzate Cimberio.
Alla vista di Galanda, uno dei tre giovani sulla porta del laboratorio dove si producono i formaggi, sembra dare il via allo spot pubblicitario che vede protagonista Del Piero ed un bambino tifoso del Napoli. “Tu sei Galanda?”-chiede- “quello che ha giocato nella Fortitudo Bologna?” “Si sono io – risponde – Galanda.” Allora il giovane prende coraggio, attacca e affonda :”io tengo alla Virtus! Te ne ho sempre dette di tutti i colori!” Una sonora risata introduce una chiacchierata spontanea e profonda :”Complimenti a voi ragazzi.
Per tutto quello che siete stati e siete capaci di fare – risponde il capitano biancorosso a chi si complimentava con lui per l’egregia carriera sportiva. Ma un altro giovane aggiunge :” noi qui, si lavora per gli altri, ma prima di tutto vogliamo e dobbiamo lavorare per noi…” la voce si rompe lasciando spazio al silenzio. Mi viene una domanda :”quanti anni hai?” Chiedo. Il giovane mi guarda negli occhi e risponde : “sono dell’88…” Una risposta che mi da un pugno nello stomaco e mi fa pensare : “io ho un figlio dell’88….” “…hai un figlio della mia età…?” – mi risponde lui con un filo di voce, guardandomi sempre fisso negli occhi, con uno sguardo che proietta la sua storia, muovendo lentamente la testa, dall’alto al basso…Galanda firma gli autografi e posa per le foto di rito con i tre occasionali amici. Una robusta stretta di mano ed il nostro “in bocca al lupo” chiude uno dei tanti momenti da ricordare, nel pomeriggio quasi irreale, trascorso nella comunità di San Patrignano.
Il viso ed il tono della voce di Marco non me li dimentico più. Non so se si chiama così.
Non mi è nemmeno venuto in mente di chiedergli il nome. Lo chiamo Marco perché è il nome di mio figlio che, come lui, è un ragazzo dell’88.