Mio figlio Emanuele Parolin

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Emanuele, terzo figlio, aspettato e voluto, è nato a Gallarate il 10 dicembre, una notte bella, gelida. Nulla sembrava oscurare il suo arrivo. Era bello vispo, ha pianto subito.
Ma nella nursery, alla prima visita i medici si sono accorti di una lesione, Mielomeningocele o spina bifida, causata dal travaglio che aveva determinato il taglio cesareo. Il trasferimento all’Ospedale di Niguarda a Milano fu immediato. Operato e poi seguito nel percorso di crescita con i relativi problemi. Per spiegare cosa si prova quando si va a sbattere contro una diagnosi del genere racconto sempre che in quei giorni vicini al Natale in città c’erano molte luci sinonimo di gioia e allegria. Per noi fu come se qualcuno avesse staccato la spina. Io e mio marito ci ritrovammo nel buio più totale. Per completare l’opera la mia mamma morì tre giorni dopo. A lei fu risparmiata la diagnosi del nuovo arrivato, ma dopo 10 anni di difficoltà per un ictus, un infarto l’ha portata via e noi…avevamo altro da fare! Aiutato e coccolato da tutti, con una mamma che a un anno d’età l’ha portato al nido (mamma senza cuore!), Emanuele emanava una grande energia. Era attratto da qualsiasi cosa. Ha imparato in fretta ad andare in bicicletta, a cavallo, ad arrampicarsi sugli alberi, giocava e si rotolava nella neve. A tre anni non “doveva” perdere la lezione di nuoto 2 volte a settimana perché…”fa bene”! Le prime volte piangeva e la zia voleva portarlo fuori. Frequentava il corso dei più piccoli. Ma anche lì bruciò le tappe e ben presto entrò, accompagnato, in vasca grande, con gli “altri”. A 8 anni e mezzo, leggendo un volumetto della Provincia di Varese, scoprimmo un’Associazione Sportiva che poteva fare al caso nostro: la Polha Varese della Presidentessa Daniela Colonna Preti. Accolto subito come la mascotte del settore nuoto, aumentò la frequenza degli allenamenti e affrontò le prime gare. La sua condizione rappresentava una novità e quindi era un pò al centro dell’attenzione generale. Meno male che poco dopo arrivò alla Polha anche Federico Morlacchi con il quale è nata una bella amicizia che dura tutt’ora. Oggi Emanuele è seguito alla Polha da Max Tosin e alla Nuoto Insubrika prima da Beppe Frega e quest’anno da Daniele Caruso. Ma ciò che più mi riempie di gioia, ancor più dei successi di Emanuele con le due società e la Nazionale, è vedere anche tanti altri genitori con i loro figli e storie simili alla nostra vivere le nostre stesse emozioni. Mio figlio, nostro figlio, è un ragazzo sereno e con vari interessi, compatibilmente alle difficoltà che purtroppo in questi ultimi anni si sono aggiunte potendosi muovere solo in carrozzina. Ha preso la patente di guida. E’ ragioniere, iscritto alla facoltà di Ingegneria gestionale. Non mi stanco mai di guardare le sue foto con gli “altri” ragazzi, come quelle scattate ai piedi della 3 Cime di Lavaredo portato a fatica dai suoi amici. Nell’agosto scorso l’ho salutato un po’ preoccupata alla sua partenza per Madrid dove ha partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù. E’ tornato stravolto dalla fatica ma nello stesso tempo radioso per l’esperienza vissuta, determinato a non mancare alla prossima, nel 2013 a Rio de Janeiro. Nel crescerlo, io e mio marito abbiamo avuto la fortuna di avere al nostro fianco le mie sorelle che hanno dato ad Emanuele l’amore e il tempo che si danno a un figlio, oltre a tante altre persone che in molti modi gli hanno permesso di fare tutte le esperienze di vita che altrimenti gli sarebbero state negate. In questi anni, con Enti e Istituzioni non ho avuto particolari difficoltà. Grazie alla Polha e a Insubrika le cose sono via via migliorate. Certo, per questi ragazzi servirebbero più supporto e attenzioni ma, questo dovrebbe valere per tutti i giovani, in ogni campo e settore. E comunque, la vita mi ha insegnato a non chiedere. La mia vita è la mia famiglia e tutte le persone che permettono a Emanuele di vivere la vita… come gli “altri”.
   Dina Parolin