Cara politica lo sport non scade

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Le campagne elettorali dei diversi comuni cambiano per qualche mese l’energia del territorio. Appuntamenti condivisi per sviscerare tematiche sociali, territoriali ed economiche. Gazebo e manifesti con i faccioni dei diversi esponenti politici agli angoli di ogni strada. Con in mano la scheda elettorale il cittadino si sente legittimato a chiedere sapendo che il candidato di turno potrà rispondere di no. Tema tra i temi lo sport. Qui non dovrebbe contare lo schieramento politico: lo sport è di tutti, lo sport è quell’amico che c’è sempre se hai bisogno di lui. Puoi praticarlo, leggerlo, guardarlo in Tv o dal vivo e identificarti in un campione, in una squadra o in un progetto. Non ha mai tradito nessuno lo sport, purtroppo a volte è la politica ad averlo fatto. Basti pensare che siamo uno degli stati del pianeta con il minor numero di ore destinate all’educazione motoria nelle scuole dell’obbligo. Questo si nota eccome negli adolescenti moderni che hanno spesso scarsa alfabetizzazione motoria. Da fisioterapista, mi sento di affermare che non è un caso se già in età adolescenziale si cominci spesso a parlare di algia cervicale o lombare.
Fino a una ventina di anni fa i bambini uscivano di casa alle 2 e ci tornavano all’ora di cena sperimentando naturalmente tanti tipi di schemi motori, imparando a relazionarsi con bimbi di tutte le età, maschi o femmine. Oggi se un bimbo fa tre allenamenti a settimana di un determinato sport si è convinti che stia facendo tanto movimento. Non è così perché l’allenamento è meno consistente ed estremamente specifico: si pratica una sola disciplina e con bambini della stessa età e del medesimo sesso. Per questo risulta fondamentale non dimenticarsi dello sport valorizzandone gli infiniti aspetti positivi che regala al singolo e alla comunità. Siamo al cospetto di una medicina senza effetti collaterali e tutte le società o associazioni sportive sono come delle farmacie di benessere e crescita collettiva.
Allora, cara politica, stiamo accanto a queste realtà. Non lasciamo che la responsabilità della cultura sportiva dipenda da singole persone mosse dalla passione o sia sulle spalle di associazioni medio-piccole: c’è bisogno di tutti perché la cultura e la pratica dello sport continui ad attecchire nella nostra comunità. Ad esempio, nella mia Gallarate si sta perdendo il contatto con lo sport. Non c’è più una realtà sportiva ai massimi livelli nella quale la città possa identificarsi nonostante, da questo territorio, siano usciti diversi campioni che nel mondo hanno fatto grande il nostro paese. Ecco perché lo sport non va dimenticato nei periodi di “ordinaria amministrazione”. E’ fondamentale che le istituzioni stiano accanto al mondo sportivo sempre. Destinando risorse, ascoltando e anche solo incoraggiando quelle realtà che, in mezzo a infinite difficoltà, non rinunciano a praticare l’allegria tramite l’attività ludica, ricreativa e sportiva. Oltretutto il bimbo si identifica nel campione o in una squadra quando muove i primi passi da piccolo atleta e quindi è fondamentale valorizzare i tesori locali anche sotto questo profilo. L’integrazione sportiva abbraccia anche il mondo della disabilità: ancora tanti impianti sul nostro territorio non sono accessibili e questo è molto grave. Lo sport è un’opportunità importante per instaurare rapporti interpersonali e quindi non poter accedere a un impianto vuol dire, in ultima analisi, non poter incontrare nuovi amici. La realtà varesina è tra le più floride per quanto riguarda la pratica sportiva paralimpica ma, sarebbe bene eliminare il prefisso: “nonostante tutto”.