“Voglio essere un ponte”

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Una chiacchierata per capire e capirsi è diventato un fiume in piena. Acqua e sostanza è tutta roba di Erika Morrone (nella foto), ventottenne, educatrice e molto altro che sa spiegare lei meglio di nessun altro.
“Sono nata udente ma man mano che crescevo avevo difficoltà a sentire – racconta Erika – ad esempio, a scuola nonostante fossi brava in italiano, durante il dettato lasciavo tanti spazi bianchi. Le maestre pensavano fosse semplice deconcentrazione, invece, si trattava dei primi segnali di un principio di sordità”.
Da quel momento più problemi con i bambini o con i grandi?
“Tra bambini niente di particolare. Il mio carattere esuberante mi ha aiutato tanto. Il fatto, però, che io sapessi parlare da un lato mi rendeva forte e autonoma ma dall’altro faceva sì che nessuno considerasse la mia iniziale e parziale perdita dell’udito come sordità vera e propria, nemmeno quando iniziai a mettere gli apparecchi acustici. Gli adulti tendevano a negare le mie difficoltà nel sentire, pensando forse di farmi stare meglio. Ho vissuto l’ adolescenza sentendomi una via di mezzo. Nemmeno sapevo dell’esistenza di una lingua dei segni. Intanto la sordità aumentava portandomi a scoprire tanti aspetti per i quali non ero preparata”.
Spesso il rapporto udenti-sordi non è sereno. Ignoranza, pregiudizi o che altro?
“Sicuramente mancanza d’informazione. Nessun medico o insegnante o guida spirituale ha saputo indicarmi le varie opportunità che possono farti vivere la sordità con maggior consapevolezza e serenità. Tutti pensano solo all’aspetto medico e non alle difficoltà comunicative che permangono anche in presenza di ausili estranei al proprio corpo
(protesi o altro). A ventidue anni grazie al teatro ho conosciuto alcuni dei miei attuali amici sordi e la lingua dei segni. All’iniziale fase di gioia e scoperta, si aggiunse poi la rabbia verso quegli udenti che non mi avevano dato la possibilità di scegliere e conoscere prima”.
Rabbia messa da parte come e quando?
“Semplicemente crescendo ho capito che il rancore è sterile e non produce nulla di buono. E’ stato fondamentale incontrare persone sorde simili a me e giovani con cui confrontarmi e capire chi fossi. Importante è stato conoscere la lingua dei segni, la mia passione per il teatro, il mio lavoro con un bambino sordo, la mia ultima scoperta della clauneria grazie all’Associazione “I Colori del Sorriso”, aver trovato degli amici e l’amore.
Quindi sei rinata. Vita nuova, amore vero, lavoro che ti gratifica, laurea universitaria in lettere moderne e cos’altro?
“Mi piacerebbe scrivere un libro che possa essere utile ad ogni genitore e ad ogni bambino che si ritrovano a percorrere la mia stessa strada. Pagine in cui mettere tutto quello che a me e ai miei genitori è mancato per non farlo mancare a nessun altro. Una persona che deve poter contare su ogni altra persona per trovare la sua strada. Anche cadendo per diventare più forte ma sempre consapevole e informato per poter scegliere”.
Intanto in teatro e non solo il tuo personale passaparola sta dando ottimi frutti.
“Rinascendo ho capito finalmente qual è la mia posizione. Posso e voglio essere un ponte, un collegamento tra udenti e sordi. Nel mio piccolo sta funzionando e sono determinata a continuare. Anche con il gruppo di amici “Mani bianche e nasi rossi” che ho formato. Un gruppo spontaneo al quale stanno aderendo in tanti, sordi e udenti ma prima di tutto persone. Ci ho messo un po’ a capire quello che adesso mi rende serena e felice. Serenità e felicità che acquistano valore quanto più sono condivise. Mi è stato tolto tanto tempo e non intendo sprecarne altro”.