Paralimpici: “Và com deus mea amor”

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Pronti…a voi!
Questo è l’inizio di un assalto di scherma ma anche di questa opportunità regalatami dal mio amico Bof per condividere pubblicamente avventure, emozioni ed un pezzettino di vita quotidiana. Credo molto nel potere di una buona condivisione. Sia per confrontarsi che per conoscersi meglio ed essere d’aiuto a qualcuno. Nei miei 28 anni ho fatto molto volontariato in ambulanza, con gli scout e alla mensa dei poveri. Dopo l’incidente sono stata io nelle condizioni di ricevere. Di aiuti me ne sono arrivati tanti e preziosiosissimi percui, chiamatelo karma, equilibrio del mondo, akunamatata ma, ogni volta che posso fare qualcosa di utile per me e per gli altri sono felice di farlo, di farlo bene. Il tempo vola.
Foto Allegra Haps MagentaE’ già settembre. Una settimana fa sono rientrata da Rio de Janeiro, o cidade meravilhosa: l’avventura più pazzesca ed emozionante degli ultimi anni, quattro anni, da quando ho ricominciato la mia vita seduta in carrozzina. Quattro anni fa non potevo nemmeno pensare di tornare ad essere così felice, così forte, così libera. “E invece, eccomi qua”.
Con i giusti aiuti in aggiunta ad una impeccabile riorganizzazione e a tanto coraggio ho ricominciato a sognare e a vivere grandi esperienze. Ma un’altra e tutta nuova è già qui. Infatti, tra pochi giorni ritiro la mia macchina nuova che potrò guidare in autonomia, alla faccia della mia paraplegia con amputazione del braccio destro, tiè! E’ stata una dura e lunga battaglia ma necessaria e utile per spostare in là ogni limite ed in alto l’asticella della qualità della vita. La mia vita e quella della mia famiglia sempre presente, roccia salda su cui poter sempre contare. Con l’arrivo del mio bolide rosso potrò allenarmi al meglio per inseguire un nuovo traguardo: le Paralimpiadi di Tokio 2020. A Rio, solo a vedere la cerimonia di chiusura con il passaggio del testimone dal Brasile al Giappone avevo i brividi e credo anche di aver versato una lacrimuccia. Le Paralimpiadi di Londra le ho viste da paziente, dal mio letto dell’Unità Spinale di Niguarda. Quattro anni dopo ero alle Olimpiadi di Rio come volontaria. Ora devo chiudere il cerchio: a Tokio 2020 voglio andarci come atleta paralimpica di tennistavolo.IMG_3857b
Ma tornando all’oggi, auguro a tutti i paralimpici protagonisti in Brasile di vivere al meglio il loro sogno, sogno di ogni altro atleta. Buone gare e soddisfazioni ragazzi! Date il massimo, emozionatevi e scrivete la storia di queste prime Paralimpiadi sudamericane.
Comunque vada siete un grande esempio per tutto il mondo ed io farò il tifo per voi da perdere energie e voce. Vivete lo spirito carioca, ricaricatevi al ritmo del samba con le noci di cocco di Copacabana. Nuotate nell’oceano e gustatevi un buon churrasco accompagnandolo con un’alcolica caipirinha. La portinaia dello stabile in chi ho vissuto il mio soggiorno a Rio mi salutava ogni mattina con un “và com deus mea amor”.
Vi voglio salutare nello stesso modo, anche se dalla mia Milano, con un po’ di saudade e molta voglia di vedervi in azione!