Paralimpiadi di Rio: via alle…emozioni!

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Eccolo qui il mio mondo.
In questi giorni lontano da casa l’ho ritrovato!
E’ quello che gode di ciò che si è conquistato senza dimenticare chi non ha più niente o chi un Paese non ce l’ha o non lo vuole per com’è.
E’ quello che seduto o in piedi non si piega a chi vorrebbe per lui una vita diversa. A Rio come in ogni altra occasione si entra anche solo nel piazzale che fa da anticamera al villaggio olimpico e sembra di sbarcare sulla luna.
Chi mangia con un piede perché quello ha, Chi cammina con le protesi perché quelle ha. Chi guarda e si guarda, chi guarda e chi vuol guardare vedendo sempre quello che c’è e, come vorrebbe la logica, mai quello che non c’è .
Nel suo intervento al Maracanà, nella cerimonia d’apertura delle prime Paralimpiadi in Sudamerica, il presidente del comitato organizzatore Carlos Arthur Guzman ha sottolineato “siamo nel miglior luogo del pianeta”.
Il suo collega del Comitato Paralimpico Internazionale Philip Craven gli ha fatto eco esordendo con “Rio: cidade maravilhosa”.
In realtà i problemi di Rio e del Brasile si vedono e sono sotto gli occhi di tutti ma come ha aggiunto Craven “siamo tutti parte di un solo mondo”, sottolineando la prima presenza nella storia dei giochi della squadra dei senza Paese e di quella dei rifugiati. Per entrambi i presidenti non sono mancati fischi, per lo più superati dagli applausi, ma solo per la parte meno importante della serata, i passaggi sulla poltica e quindi, materia per normodotati.
Il fuoco si è acceso per altri e altro. Oltre 4500 atleti e tanto altro. Tra il tanto altro c’è che la cerimonia inaugurale ammirata sul secondo canale della TV di stato è si mano d’opera di professionisti brasiliani ma è certamente anche farina del sacco tutto italiano della Filmaster e del suo del direttore creativo Alfredo Accatino che, all’apertuta di Casa Italia disse: ”Siamo i più bravi del mondo perché sappiamo fare squadra in e con ogni Paese dove siamo puntualmente chiamati per creare una cerimonia inaugurale, mondiale,  Olimpiade o Paralimpiade che sia, lasciando al Paese che ci ospita la sua storia e le sue potenzialità, creando nel tempo eccellenze e professionalità che andrebbero ben più rimarcate e considerate”. Che belli quei bambini che hanno portato la bandiera del Comitato Internazionale Paralimpico camminando con le gambe dei grandi. Grandi che qualche volta dovrebbero pensare ma soprattutto fare con la spontaneità e la pulizia dei bambini.
Che belli quei pannelli che danno magicamente vita ai disegni delle discipline paralimpiche. Che belli gli azzurri al pari delle altre squadre, dalla prima all’ultima che nel rispetto del protocollo è quella del Paese organizzatore introdotto da un boato d’affetto e accompagnato, lento e disordinato, al ritmo di samba. Intanto il Sacro Fuoco di Olimpia scalda il Maracanà e illumina la notte di Rio per vedere ed ascoltare il disappunto generale per la caduta della terzultima tedofora, subito avvolta dall’applauso della gente che l’ha rassicurata e risollevata sotto un improvviso e tremendo temporale che ha messo piombo nelle braccia dell’ultimo frazionista, in carrozzina, ma non gli ha tolto la forza di accendere il fuoco della 15a edizione delle Paralimpiaidi.
Prima grande emozione di una lunga serie in arrivo già da oggi con il via alle gare.