Come io ti vedo…

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Cara Debora (o Magica Debby),
ci siamo.
Giovedì 15 dicembre alle 18.00 alla Biblioteca Civica di Varese presenterai il tuo libro “Come io ti vedo, pensieri sparsi dell’anima, in viaggio con il mostro”.
Quando ci siamo sentiti per farti un’intervista non immaginavo che una volta chiusa la conversazione mi venisse naturale scriverti una lettera per dirti grazie.
Prima “devo” dire che hai un tumore al colon metastatizzato.
Un nemico silenzioso che non ti ha impedito di scrivere un libro.
Ti devo dire grazie perché, durante la nostra telefonata, mi accorgevo sempre di più che stavo parlando con una persona che è la prova autentica che non è il problema ma come lo affrontiamo a fare la differenza.
Stai vivendo un calvario che dura da 5 anni: le sedute di chemioterapia non si contano più, i dolori e quel traballare del tuo corpo nell’attutire le botte morali, fisiche e psicologiche sono un’abitudine della quotidianità, la rinuncia forzata al lavoro con le inevitabili conseguenze sociali, di autoconsapevolezza oltre allo stipendio dimezzato dopo un anno ed eliminato dopo due per queste leggi che, soprattutto in Italia, non tutelano i veri malati per cercare di colpire quelli che fanno finta.
Ti sono grato e con ammirazione mi rendo conto che, dentro questo percorso che fa paura solo a raccontarlo ti sei guardata allo specchio, ti sei presa la responsabilità della tua felicità e hai tirato fuori le palle, anche quelle che non sapevi di avere, per sublimare questo “viaggio con il mostro” e trasformarlo in un’esperienza da 110 e lode.
Ti ringrazio perché davanti a persone come te le scuse del “non fare”, del “eh ma lui”, del “lo so ma io sono così” vacillano incredibilmente. La risposta più bella è il tuo sorriso, la tua forza d’animo e la stupenda persona che sei e che diventi ogni giorno.
Sento dall’altra parte del filo che ci unisce frasi forti, che mi entrano dentro. Sento dei concetti da portare nelle scuole di tutto il mondo e me li dice una persona che ha il cancro, condizione che butta per terra anche le sequoie dalle radici più profonde.
“Inizialmente mi seguivano persone malate o a contatto con malati – mi racconti parlandomi del tuo libro – ora ho riscontri anche dagli adolescenti che si alzano la mattina e non trovano nulla per cui valga la pena battersi, sono tantissimi purtroppo”.
“Nel libro racconto come vedere le cose buone in mezzo agli uragani, perché la felicità si trova nelle cose di tutti i giorni. Voglio convincere tutti a pensare alla vita come un dono meraviglioso nonostante tutto. Questo è uno degli scopi del libro, come un mantra da ripetersi tutti i giorni. Quando ti accorgi di avere una difficoltà ti rendi conto che quello che diamo per scontato così scontato non è. Ogni cosa è un regalo prezioso.
“Mio marito Claudio mi ha dato tantissimo, la sua forza mi dava delle belle sensazioni; a mie spese ho imparato che anche disperarsi non cambia la malattia, quindi ricerco sempre il rovescio della medaglia e mi gusto quello che ho.
La malattia è difficoltosa lo so, ma la famiglia non si merita che io pensi alle cose brutte. Negli spazi delle piccole cose c’è la felicità: mi gusto un sorriso, i 5 minuti in cui riesco a stare in piedi anche nelle giornate in cui si inizia bene e poi sei distrutto sul divano.
Io ho voglia di stare qui, di godermi quello che viene dopo. Non so dove arriverò ma comunque ne vale la pena. So che può cambiare tutto in qualsiasi momento.
Il segreto però è imparare a gustarsi il momento e non lo facciamo quasi mai perché quando hai tutto basta che piova e non sei contento, basta il traffico.
Forse è normale ma io ho imparato che anche non avere dolori è da considerarsi un motivo per essere contenti a prescindere dal diluvio o dal traffico.
Le cose brutte si rimpiccioliscono se dai veramente peso alle cose belle.”
Ti ringrazio perché parlare con te mi ha ricordato quanti aspetti della vita possono regalarci energia e valori positivi: noi stessi, le persone più care e anche quelle persone che, pur non sapendo chi sono, sai di aiutare solamente perché leggono di te.
Quanto è bello riuscire a invertire la rotta, facendo urlare dentro di noi le cose che vanno bene per sovrastare con canti di gioia il sibillio dei cattivi pensieri.
Sicuramente non ho dato tutte le informazioni che riguardano il tuo percorso ma spero di averti trasferito il mio amore incondizionato per questo magico modo con cui hai ribaltato una situazione orribile, rendendola un’opportunità per continuare a sorridere e per donare forza autentica a chi ti segue da vicino e da lontano.
Con immensa stima e ammirazione.
Daniele

 

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“Spunti di vista" Non vedente, campione del mondo di sci nautico, innamorato cronico della vita e inguaribile ottimista penso che la scrittura sia uno dei modi più efficaci per guardarsi dentro: attingere dal cuore, mescolare gli elementi con quelli della vita di tutti i giorni e raccontarli. Perché le belle cose oltre che rallegrare chi le vive, dovrebbero essere a disposizione di tutti, come l'acqua, come l'aria.