Uno spazio…in e per la famiglia

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Un spazio dedicato a genitori e i figli per sentirsi famiglia. Un’opportunità per interventi o supporto all’interno di una famiglia con problematiche o anche solo preoccupazioni derivanti dalla disabilità.
In provincia di Varese ci ha pensato la Cooperativa “Il Granello” di Cislago, nata esattamente trent’anni fa con l’idea di inserire giovani con ogni disabilita nel mondo del lavoro. Dal 1987 ad oggi “Il Granello” è diventato un frutto, gustato non solo in provincia di Varese, dov’è apprezzato per servizi e attività, non ultima quella del musical che come ogni biennio viene replicato ovunque registrando puntualmente il tutto esaurito. “Spazio…in Famiglia” apre una porta nuova per andare incontro ad un nuovo bisogno che di nuovo ha forse solo la consapevolezza che sfocia nella volontà di chiedere aiuto.
“Infatti la nostra proposta non vuole essere una novità – conferma il responsabile degli educatori Jody Gagliardo (nella foto a destra) – ma più semplicemente la risposta concreta ad una crescente necessità che con l’esperienza maturata pensiamo di poter dare con professionalità e specificità, per quanto riguarda la disabilità e la fragilità in genere.
Oggi le famiglie non hanno bisogno solo di un servizio di carattere diurno dedicato alla sola disabilità. Con ‘Spazio in…famiglia’ abbiamo anche voluto giocare con la parola ‘spazio’ intendendola in primis come una ricerca all’interno della famiglia stessa dove spesso esiste una difficoltà relazionale al di là del problema disabilità. In questo senso il nostro vuol essere un servizio che offre consulenza pedagogica e alla coppia con servizi rivolti ai ‘sibling’, termine inglese che indica il fratello o la sorella di una persona con disabilità”.
Dicevi prima che di nuovo c’è la consapevolezza delle persone in merito a problematiche non certo nuove.
“La filosofia del Granello è quella di far conoscere ciò che può dare in modo propositivo, assolutamente non invasivo. Prendendo come esempio il servizio rivolto a fratelli e sorelle, noi abbiamo inviato una lettera alle famiglie, invitando appunto fratelli e sorelle ad un incontro per spiegar loro la nostra proposta, ricevendo una risposta immediata che ha superato ogni nostra più ottimistica previsione. Poi, con una progressiva scrematura abbiamo mantenuto un buon numero di persone che, nel rispetto della linea guida che abbiamo adottato che prevede numeri limitati, abbiamo diviso in due gruppi, ognuno seguito da una coppia composta da uno psicologo e da un pedagogista.
Con loro abbiamo sviluppato percorsi paralleli e simili per modalità che poi abbiamo riunito dando vita ad un video divulgativo sul cosa significa essere fratello o sorella di una persona con disabilità, unitamente ad una mostra fotografica itinerante”.
Titolo: “Coraggioso, bello e utile”. Svolgimento: difficoltà?
“La prima, oggi più che mai d’attualità è l’aspetto economico. Offrire un servizio che oggettivamente, soprattutto per le figure professionali coinvolte, ha dei costi e quindi non può essere gratuito frena non poco. Per questo abbiamo pensato ad una tariffa più simile ad una donazione. Poi c’è l’aspetto culturale. Ancora oggi si assimila la figura dello psicologo alla sola malattia mentale e quella del pedagogista al cattivo genitore.
In tema di disabilità è più semplice perché la necessità è più visibile e le famiglie sono ormai più rodate grazie anche al dialogo costante con realtà come la nostra.
Invece, per paura di esser giudicati o in qualche modo di venir definiti patologicamente, difficoltà e disagio restano purtroppo e più spesso tra le mura di casa”.
Nuova legge sul terzo settore. Benedetta o maledetta?
“In ogni legge calata dall’alto ci sono aspetti postivi e meno. Restando al concreto la prima necessità del terzo settore è quella di non dover lavorare costantemente in emergenza e precarietà, soprattutto se l’emergenza deriva spesso dal fatto di non essere intervenuti a monte del problema. Ad esempio: non è un caso se il picco degli accessi ai pronto soccorso si verifica puntualmente nei fine settimana, guarda caso quando le famiglie devono necessariamente farsi carico del problema disabilità. Ecco perché oltre alle comunità e ai centri diurni servono altri spazi dove gli operatori abbiano la possibilità non di sostituirsi ai genitori ma di essere al loro fianco sempre. Altrimenti si rischia di fornire dei servizi sulla carta che i diretti interessati non conoscono oppure che per paura, frustrazione, più spesso solo per stanchezza non riescono vedere”.
Da educatore, cosa serve al Granello trentenne?
“Io sono al Granello da poco meno di tre anni. Sono un ibrido perché faccio l’educatore ma ho una formazione da psicoterapeuta. Per questo mi piace lavorare qui dove non esistono compartimenti stagni. Faccio l’educatore, il terapeuta e coordino l’equipe della residenza sanitaria dove alla disabilità si uniscono patologie psichiatriche. Il Granello è il nome piccolo di una Cooperativa che pensa e provvede in grande. Non lo dico io. Lo dicono i numeri e i servizi in crescendo ai quali facciamo fronte senza risparmio d’energia perché è un impegno condiviso nel quale crediamo. Quindi, trent’anni sono una bella età dove non si può più essere adolescenti ma dimostrare di essere persone mature”.
Info “Spazio…in famiglia” Tel. 366 4722508 email: spaziofamiglia@granello.it