Buon maestro, ottimo allievo!

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E’ stato protagonista tra i giganti con la maglia della sua Nazionale al campionato europeo under 22 e ancor più piccolo è sembrato a Elxlebelen, in Germania, dove ha giocato con la sua squadra di club nel torneo degli ottavi di finale di Euro League 1 di basket in carrozzina e dove a fatica, tra un tempo e l’altro, una partita e l’altra, il suo allenatore Lior Drior riusciva a farlo uscire dal campo dove si fermava per tirare a canestro e recuperare la palla senza pause.
Il moderno Davide protagonista nel mondo dei Golia è il quattordicenne israeliano Artur Chason, la sua squadra è l’Illan di Ramat Gan, una cittadina della periferia di Tel Aviv, un quartiere d’affari dove ha sede il Centro Israeliano dello Sport Disabili.
“Il nostro progetto dedicato al basket in carrozzina è partito cinque anni fa – racconta Lior Drior, 43 anni, amputato di una gamba, responsabile tecnico e giocatore dell’Illan Ramat Gan e allenatore della Nazionale israeliana Under 22, protagonista in Italia nel Santa Lucia Roma e a Taranto dove ha vinto lo scudetto 2010 – Un’ idea per promuovere e sviluppare l’attività giovanile condivisa con altri Club e cresciuta fino ad arrivare oggi ad avere un bel gruppo di oltre 60 ragazzi.”
Come ha conosciuto Artur?
“Per caso, un paio d’anni fa. Un giorno mentre nuotavo in piscina l’ho visto arrivare a bordo vasca in carrozzina e poi tuffarsi in acqua. M’ha colpito subito per la vitalità e l’entusiasmo. Da ‘malato’ di basket quale sono m’è venuto spontaneo proporgli di provare la disciplina che amo. Dal suo primo giorno in palestra non ha più smesso”.
Quando aveva quatto anni, Artur perse l’uso delle gambe cadendo dal sesto piano del palazzo dove abitava con i genitori e altri due fratelli. Nel programma di riabilitazione la prima indicazione per lui come per molti altri paraplegici è stata quella del nuoto. E poi, il basket. Un salto triplo visto che dopo soli due anni ha fatto il suo esordio in un campionato europeo con ragazzi fino a otto anni più grandi e poi ancora più su, nella coppa europa per Club.
“Ho voluto fargli vivere subito queste due esperienze per permettergli di conoscere e imparare tutto ciò che comportano umanamente prima che tecnicamente. Il nostro movimento non è ancora al livello di altri Paesi dove le possibilità di crescita per un atleta sono quotidiane o comunque frequenti. Ecco perchè è necessario offrire ai nostri giovani occasioni come le manifestazioni internazionali per dar loro opportunità uniche di coltivare talento, passione, ambizioni, non solo dal punto di vista sportivo”.
Al suo ritorno in Israele si rimetterà al lavoro su quanto c’è, quanto potrà fare in tempi brevi e sul sogno che sta coltivando.
“Per come e per quanto abbiamo lavorato in questi primi cinque anni non possiamo che essere soddisfatti. Ma soddisfatti non significa appagati. Ecco perché, grazie anche ai numeri in crescendo, stiamo già pensando ad una seconda squadra giovanile nazionale che accompagni nel modo migliore l’entrata nell’Under 22. Quindi contiamo di allestire al più presto un’ Under 19. Il sogno è quello di arrivare in pochi anni a vincere un titolo europeo giovanile”.
Eccolo Artur! Perchè giochi a basket?
“Fino a quando ho incontrato Lior in piscina non sapevo ci fosse la possbilità di giocare a basket in carrozzina. Poi ho provato, m’è piaciuto ed eccomi qui”.
Prima in Under 22 e ancor di più in Coppa Europa ti sei trovato in mezzo ai giganti.
“In entrambe le manifestazioni ho visto un livello per me ancora troppo alto – risponde Artur – Ma sono state esperienze importanti perché m’hanno insegnato tanto, soprattutto quanto devo impegnarmi per migliorare e diventare un bravo giocatore per giocarmela con tutti”.
Cosa racconterai di queste tue avventure in Europa ai tuoi compagni di squadra e ai tuoi coetanei con ogni disabilità magari ancora in ospedale?
“Prima di tutto è bene far sapere a chi è ancora in ospedale ogni opportunità di praticare uno sport. Ai miei coetanei dirò di non aver dubbi o paure a provare il basket come ogni altro sport. Di metterci tanto impegno, lavorare duro, diventare bravi e vincere!”.
Lion Drior, Artur Chason: buon maestro, ottimo allievo.