Handicap Sport in ricarica

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Con i riflettori puntati sui play off dove nella prima partita di semifinale c’è stata la sorpresa della Briantea sconfitta dal Santo Stefano Marche e la scontata vittoria del Porto Torres con Giulianova, per l’Handicap Sport Varese è tempo di ricaricarsi e ripartire.
Nell’anno delle tante novità, a partire dalla guida tecnica, i biancorossi hanno portato a casa un più che dignitoso sesto posto conquistato con un organico largamente rinnovato e ringiovanito. Parallelamente all’agonismo i giocatori non hanno fatto mancare la loro disponibilità per incontri di promozione nelle scuole e iniziative legate al sociale e allo sport.
Positiva anche l’esperienza in Europa con il torneo di qualificazione giocato in Germania, con una trasferta di quattro giorni comprensiva di andata e ritorno in pulmino e quattro partite. Trasferta positiva come esperienza e risultato azzerata dall’impossibilità di pensare al viaggio successivo in Turchia, al di là dell’aspetto sicurezza, assolutamente fuori budget.
Già il budget. A pesare non poco su idee e ambizioni è lo scenario che si ripresenta puntualmente al termine di ogni stagione, anche quando nel recente passato Roncari e compagni hanno vinto o frequentato i quartieri alti. Oltre al resto, forse è arrivato il momento di ridefinire la collaborazione con la Pallacanestro Varese messa in atto con una dirigenza che non c’è più, portata avanti con scarsa convinzione e chiarezza da entrambe le parti.
Poi, tasto dolente, gli sponsor. Fatta eccezione per il punto fermo Cimberio (nella foto a destra Roberto Cimberio con Antonio Bazzi), di benefattori con scadenza stile mozzarella il presidente Marinello (nella foto del titolo con il suo staff) ne ha visti passare e dissolversi in abbondanza, in gran parte lasciando solo promesse, buoni proposti, giudizi e qualche dimenticanza. Curioso è come in tanti si siano avvicinati al basket in carrozzina cittadino per portare chissà quale managerialità in un ambiente che resiste da oltre trent’anni grazie principalmente alla passione di pochi. Per lo più si è trattato di chi non trovando cattedre nello sport normo cerca luce in quello che considera sport minore senza capire che per costi e attività minore non è. Un film visto e rivisto che in casa Handicap Sport ha la pellicola consumata. Peccato perdere due giocatori come Jack Gibbs e Gregg Warburton, stranieri per passaporto ma varesini da subito per lo spirito con il quale hanno sposato la causa biancorossa, in campo e fuori. Si sapeva dall’inizio perché come sempre si trattava di uno scambio opportunità/esperienza e non, come qualcuno pensa, ad un contratto con bonus. Tra i peccati rimproverati da qualche scienziato all’Handicap Sport c’è l’ambizione. Da una parte si vorrebe una squadra potente e poi, solo a pensare di migliorarner la qualità ecco che si sentono circolare idiozie come “mercato” e “scarsa varesinità”, senza sapere quanto occorre ad un giovane che entra per la prima volta in palestra per diventare un giocatore di basket in carrozzina, quanto sia scarso il riscontro alla promozione nelle scuole e nelle Unità Spinali e del niente in termini di strutture e progetti per allargare il movimento. Oltre al fatto che l’Handicap Sport non gode di un solo euro pubblico e paga ogni cosa del tanto che gli serve. Santi ed eroi? Macché. Pregi, difetti e limiti come chiunque altro seduto in carrozzina o in piedi che come chiunque altro non ha bisogno di professori e pseudo consiglieri ma più semplicemente di qualcuno che doni tempo, mantenga la parola e faccia la sua parte. Niente di più. Lo stesso vale per chi scende in campo vestendo una maglia con trent’anni di storia che dev’essere consapevole delle proprie qualità ma anche dei propri limiti.
Primavera ed estate dovranno servire a metter mano a tutto questo. Nel corso della sua lunga storia Marinello e soci sono ripartiti più volte e quasi sempre da zero. Ripartire dal massimo campionato e da un impianto come il palazzetto dell’Università dell’Insubria è già tanta roba. Chi vuol capire capisca e dia una mano. Chi non può o non vuole capire almeno taccia.