Mamma Elena, niente da spiegare …

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Essere la mamma di un bimbo oncologico?
Non è così facile da spiegare…
Vedere il proprio figlio piangere e sapere di essere impotenti di fronte a questo.
L’unica cosa che può fare è cercare di spronarlo e convincerlo che il dolore, la sofferenza
e la giornata non passerà più in fretta del previsto.
Bisogna fargli accettare anni di terapia, cambiamenti fisici del corpo, allontanamento dal mondo circostante e pian piano vivere la vita in ospedale.
Vedere il proprio figlio piangere e disperarsi per la perdita di capelli e l’unica cosa che può fare è cercargli un cappellino o una bandana allegra per coprire la testolina pelata, convincendolo che sta benissimo così.
Vedere il proprio figlio dimagrire, tanto da poter contare le vertebre, le costole, toccare
le anche, il femore e notare che le ossa del ginocchio diventano più grandi di coscie
e polpaccio. Vedere i suoi occhi infossati nelle occhiaie nere, affiliarsi il naso perché
le guance scompaiono. Vedere che il pigiamino che gli aveva comprato lo riesce a calzare
a malapena perché talmente il suo corpo è diventato ossuto che non riesce a rimanere su, nonatante sia la taglia giusta.
Vedere il proprio bambino non mangiare per giorni, settimane o addirittura mesi.
Non mandare giù nemmeno un sorso di acqua per le mucose disintegrate della chemioterapia, non parlare per il dolore che si prova solo a muovere le labbra ma può solo aspettare che passi pian piano così da ridare fiducia al proprio figlio di riaprire la bocca solo per sentire il suono della sua voce.
Vedere il proprio bambino non riuscire a camminare bene, usare la sedia a rotelle per spostamenti di dieci passi, chiedere aiuto per risalire sul letto o doverlo aiutare per abbassare i pantaloni per poter fare la pipi’, perché ogni gesto quotidiano diventa difficile da fare. I muscoli si riducono a causa delle terapie e del lungo tempo passato a letto
e la ripresa è lunga.
Vedere il proprio bambino lamentarsi, a volte giorno e notte, lo vede strillare e chiedere aiuto dai suoi occhi impauriti e sofferenti. L’unica cosa che può fare e rassicurarlo, massaggiarlo, fargli sentire la sua presenza, stare sveglio con lui la notte perché il dolore
è talmente insopportabile da non poter chiudere occhio.
Vedere il proprio bambino indossare un pannolino nonostante non abbia l’età per doverlo portare, ma talmente è debole che non riesce ad essere così veloce per andare in bagno che rischia tutte le volte di farla addosso, lo vede vomitare, lo vede sanguinare, lo vede
con tubi, cateteri ovunque, fili attaccati alle varie pompe che buttano dentro a quel corpicino, così già martoriato, farmaci su farmaci nella speranza di farlo stare meglio
e sconfiggere la malattia.
Vedere il proprio figlio allontanato dal resto del mondo e a volte dalla propria famiglia, perché ha i valori del sangue talmente bassi che ogni persona che incontra può essere
un rischio per lui. L’unica cosa che può fare è giocare con lui, tenere occupate le giornate inventandosi storie, leggendo libri, guardando la tv assieme, colorare e fare una partita
a carte o a monopoli.
Vedere il proprio figlio soffrire senza sapere se questo basterà per salvarlo.
Alcune volte la mamma deve addirittura accompagnarlo verso il suo destino, guardando gli occhi di suo figlio spegnersi per sempre e nello stesso tempo dare a lui la forza e la speranza di continuare a lottare.
Essere una mamma di un figlio oncologico?
Non è così facile da spiegare….

                                                                                                                        Elena