Daniele Cassioli ad Aero Gravity: “Bambini e genitori volano alto!”

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A Brescia, Ferrara, Varese, Roma, Messina, Catania, Torino e in sempre più città di ogni regione d’Italia arriva l’eco delle iniziative promosse da Daniele Cassioli in tema di sport e autonomia per giovani e meno giovani non vedenti. Oltre a tutto il resto per Cassioli non è lontano un mese di ottobre particolare per l’invito ad un evento speciale come “Wefree” che dal 2002 apre al mondo le porte della Comunità di San Patrignano
“Di pure ciechi – attacca Daniela – questa ricerca di termini complicati o composti per definire cose semplici ed evidenti mi ha davvero stancato. Sono nato cieco ma nella mia vita mi è capitato spesso di incontrare persone con il dono della vista al quale il termine ‘non vedente’ si addice molto più che ad un cieco come me”.
Come inizio niente male! Superati di slancio i trent’anni e giusto per non sbagliare altri termini, cosa preferisci tra fisioterapista, atleta, campione del mondo, ancor man, musicista, motivatore, promotore sportivo, stando ai si dice scrittore prossimo ad un “parto”.
Vado avanti o mi fermo?
“Fermati – vista (si fa per dire) la fatica che ho fatto per laurearmi e allo stesso tempo per vincere titoli in giro per il mondo nella disciplina sportiva che amo va bene fisioterapista e atleta. Tra poco, a fine agosto, dovrò difendere i miei titoli europei a Monte Carlo ma al di là delle gare ogni volta che mi metto gli sci ai piedi per scivolare sull’acqua è come se tornassi nella pancia della mia mamma dove mi sono sviluppato coccolato da subito”.
Un doveroso saluto a mamma Brunella e papà Luigi. Quindi, al lavoro nel tuo studio e in acqua per non allontanare il più possibile il termine “ex”. E per gli incontri nelle aziende, negli oratori, nelle scuole, gli open day di sci alpino con gli amici di sempre del Gruppo Verbanese Sciatori Ciechi e di sci nautico al Centro Federale di Recetto e al Parco del Tevere di Fiano Romano, i raduni con bambini provenienti da tutta Italia anche solo per un giorno sui tappeti elastici di “Zero Gravity” o nel tubo del vento di “Aero Gravity”, senza dimenticare le sedute del Consiglio Nazionali del Comitato Paralimpico (ho dimenticato senz’altro qualcosa…), il tempo dove lo trovi?
“Detta così sembro uno a testa bassa h24. Diciamo che al momento la mia vita è come la voglio vivere, senza trascurare amicizie e divertimento. Il mio sogno è quello di dedicarmi sempre più a genitori e bambini che si ritrovano a dover percorrere la mia stessa strada trovando chi più chi meno tutto ciò io ed i miei genitori abbiamo trovato e direi in gran parte superato. I nostri nemici più ostici sono solitudine e paura. I miei genitori hanno conosciuto bene l’una e l’altra facendo molta fatica a batterle. Ecco perchè voglio donare il mio tempo per far squadra con chi come loro vuole giocare al massimo livello la partita della vita da titolari al fianco dei figli e non da riserve o peggio, come accade ancora oggi
a troppi, in tribuna”. 
Il lavoro, la vicinanza dei campionati europei non rallenta il tuo ritmo delle iniziative dedicate ai bambini ciechi e ipovedenti.
“Ci mancherebbe! A proposito di “Aero Gravity, giovedì 2 agosto invaderemo quella splendida struttura con tanti bambini occupando di fatto l’intera giornata evento promossa e organizzata da Andrea Pacini e lo staff del progetto “Obiettivo Volare”.
Per me i bambini sono una fonte inesauribile di energia. Non c’è incontro o messaggio che non mi lascia qualcosa, che non mi insegni qualcosa. E poi mamme e papà. Un giorno ad una mamma è venuta l’idea di creare una chat su whats app che nel giro di poche ore è diventata una vera e propria Agorà in continua espansione, dalla Sicilia al Trentino, con domande, risposte, foto, richieste e proposte, davvero incredibile.
Mamme e papà che parlano, ascoltano scoprendo opportunità utili ma soprattutto,
si sentono ascoltati”.
Chiunque può conoscere la tua storia guardando ascoltando il video dove ti racconti, con i tuoi genitori e chi ti ha allenato accompagnandoti sul tetto del mondo, ma c’è una cosa in particolare che ti “tocca” ogni volta che ti capita di tornare a Roma, nella casa dei tuoi nonni paterni alla Garbatella dove conosci a memoria ogni angola dei vialetti tra le palazzine nel cortile.
“E’ un’abitudine del mio papà che con due dita mi picchiettava sulla schiena ripetendomi ‘vai, cammina, vai avanti’. Mai davanti a me, mai al mio fianco tenendomi per mano. Sempre presente, alle mie spalle, spingendomi a vivere la vita”.
Sito: daniele cassioli.it