Corriamo per Dà perchè…per niente si va!

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Un passo alla volta e tutto il tempo trascorso senza incontrarci si recupera. Lo scenario è solo cornice. La prima volta a Palermo ci siamo venuti incontro, poi un lungo viaggio per sedersi nel monosci della Freerider Sport Events ai 3000 metri di Bormio ricambiato con un viaggio a Mazara del Vallo, accolti come si accoglie chi conosci da sempre anche se lo conosci da poco, qualcuno che non ha condiviso quanto hai vissuto al quale non devi raccontare quanto hai vissuto perchè sai che lo può immaginare senza la presunzione di capirlo perchè solo una mamma e un papà possono capire cosa significa piangere, preoccuparsi, emozionarsi per il proprio figlio. 

“….siamo una grande famiglia, abbiam lasciato soltanto un momento la nostra valigia di là”. 

A Mazara del Vallo per il compleanno di Dà sono stati due giorni pieni.
Associazioni che fanno squadra ma soprattutto persone non ferme al come dovrebbe essere e al chi tocca fare qualcosa. Nessuna lezione, nessun ditino alzato.
Tutti per mano a qualcuno sulla strada dell’attenzione per gli altri.
Uno splendido treno fatto di locomotive che lascia i vagoni sui binari morti.
Difficile da capire se non fai, se partecipi per guardare, se devi cercare la motivazione e se hai in te la scoria del se. Nessun ragionamento al sentire Giovanni dire sul palco del Politeama di Palermo: ”Facciamo quello che possiamo.
Nostro figlio possiamo solo portarlo con noi alle corse spingendo con tanti amici la sua carrozzina”. Nessuna esitazione nel proporre anche altro, nessun dubbio
(o quasi…) nel rispondere “dicci si…”. 

Il resto è solo la conseguenza di un incontro dove l’unico rammarico è quello di non esserci incontrati prima, quando con Giovanni e Graziella sembrava dovesse vincere la sensazione di solitudine. Si, solo una sensazione perchè una squadra intorno a Giovanni e Graziella c’era già, pronta al chi fa cosa e a crescere, sempre per la semina del fare, convincendosi sempre più che donare è un’illusione perchè sempre e comunque si riceve, si cresce, si vive un dono immenso come la vita.
Anche correre per Dà è un’illusione. In realtà chi ha il privilegio di frequentarlo impara priorità e tempi, ad apprezzare ogni piccolo particolare, uno sguardo, un sorriso, ogni piccola conquista. Dà insegna che un parco giochi per disabili non è un parco giochi inclusivo. I genitori di Dà insegnano che a combattere ignoranza e indifferenza in trincea, con l’elmetto in testa e la baionetta inserita è una guerra persa. Meglio fare squadra, molto meglio condividere chi fa cosa senza star seduti ad aspettare chissà chi e chissà cosa anzi, meglio aspettarsi il niente.
“Corro per Dà” condivide progetti e attività sapendo bene che l’impegno sociale non è e non sarà mai di moda, non fa notizia, non tocca corde e pruriti che generano visibilità, fatica ad andare oltre “la giornata del…” o “l’appello a favore di…”, che una cena come una corsa con amici valgono cento convegni e dibattiti.
Chi corre per Dà corre per chiunque altro determinato a non star seduto.

Correndo per Dà l’unico premio è il sorriso di chi si ha di fronte, abbracci che restano e un passaparola contagioso portatore sano di energia. Il resto è poca cosa che non serve, a nessuno. Quando si ha il privilegio di vivere incontri come quello con Dà le uniche parole che hanno un senso sono

”…eccoci, siamo qua, siamo venuti per niente perché per niente si va e c’inchiniamo ripetutamente e ringraziamo infinitamente…”,

Un’ amicizia da 110 senza se e senza ma che al valore aggiunto della lode preferisce quello rafforzativo di “mataminchia”! #nessunoepiuriccodinoi