Festival della Cultura Paralimpica. Parole che cambiano per fare

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La parola è importante ma se il movimento paralimpico è arrivato all’importanza della parola lo deve ad un popolo di persone quotidianamente impegnato nel fare.

La tre giorni di Roma del Festival della Cultura Paralimpica ha celebrato la parola “paralimpico”, benedetta sul nuovo dizionario Treccani consegnato dal Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il ritmo degli appuntamenti nel calendario del festival ambientato nella stazione Triburtina è stato tambureggiante, alternando sotto i riflettori gli atleti con le loro storie, video con immagini in bianco e nero come quelle nel documentario Rai “I limiti non esistono” insieme a quelle a colori del nuoto “I Pesci Combattenti”, del film “Up & Down” di Paolo Ruffini e di molto altro, avvolti nella mostra fotografica di Michelangelo Gratton e l’esposizione di cimeli della storia paralimpica iniziata grazie al prof. Antonio Maglio ancor prima dei primi giochi del 1960 a Roma.

Strada facendo, parole hanno sostituito altre parole. Lo sport dei mutilati, degli handicappati per arrivare ai portatori di handicap fino ai diversamente abili, è diventato un movimento di atleti paralimpici in continua crescita di qualità e numeri.
Oggi le parole che accompagnano i protagonisti sono: abilità, agonismo, inclusione, indipendenza, resilienza, rinascita, sfida.
Qualcosa tra scorie e barriere resiste ma la semina della cultura nella generazione che avanza spazzerà via qualsiasi resistenza derivante ormai solo da ignoranza e ipocrisia.

A Roma non sono mancati gli ambasciatori della Varese più bella con Federico Morlacchi e Simone Barlaam sul palco a raccontarsi e a raccontare la cavalcata ricca di titoli e medaglie che da Londra 2012 ha gratificato organizzazione e impegno in primis della Polha capace di far squadra con la Federnuoto paralimpica esempio per il mondo intero. Con loro Daniele Cassioli con il suo libro “Il vento contro” sul petto come una delle sue medaglia nello sci nautico mondiale più preziose. Ambasciatori e contagiosi benefici come quelli di art4sport con la stella cometa Bebe Vio e nella sua scia un numero sempre più grande di atleti amputati protagonisti nelle arti marziali, nel triathlon, nella scherma, nel kayak, nell’atletica, nel calcio, con porte aperte per ogni altra disciplina. Uno spazio inusuale ma ricco di significati come una stazione ferroviaria, diventato per qualche giorno casa di una famiglia che sa esaltare l’italianità in ogni occasione.
Nel suo intervento al Festival l’attore Flavio Insinna ha letto la splendida poesia di Gianni Rodari dedicata alle parole:

“Abbiamo parole per vendere
parole per comprare
parole per fare parole
ma ci servono parole per pensare.
Abbiamo parole per uccidere
parole per dormire
parole per fare solletico
ma ci servono parole per amare.
Abbiamo le macchine
per scrivere le parole”
dittafoni magnetofoni
microfoni
telefoni
Abbiamo parole
per far rumore,
parole per parlare
non ne abbiamo più”.

“Tutti noi – ha aggiunto Insinna concludendo – dobbiamo sempre e solo cercare le parole per fare. Per far si che lo sport sia di tutti e per tutti. Che il sogno di uno diventi il sogno e la realtà di tutti perchè, come diceva Don Pino Puglisi:”Se ognuno di noi fa qualcosa si può fare molto”.