Camp Daniele Cassioli primo atto: insieme per ricevere e donare

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Un festival di storie e accenti il primo camp di autonomia e sport voluto da Daniele Cassioli per aprire porte a bambini ciechi e ipovedenti che il campione di sci nautico paralimpico ha incontrato nel suo giro d’Italia iniziato qualche anno fa perchè
“sto male quanto penso che anche solo un bambino cieco o ipovedente non posso avere le opportunità di ogni altro bambino. Voglio andare a cercarli casa per casa”.
La ricerca di Cassioli è cominciata da tempo generando un passaparola arrivato ormai in ogni regione con incontri e iniziative a ritmo continuo, facendo squadra con istituzioni, enti, associazioni ma soprattutto genitori a loro volta in cerca di risposte, più spesso anche solo di essere ascoltati oppure di ascoltare chi ha già vissuto qualcosa, quasi tutto, della loro quotidianità piena di un figlio che vogliono crescere come ogni altro bambino.
La quattro giorni di Daniele con la sua banda di “piccole talpe” è il riassunto di un già buon tratto di strada percorso insieme a loro. Inevitabile il ritrovo all’Idroscalo dove tecnici, operatori e volontari hanno accolto i bambini sul pontile per poi metterli in acqua “alla sbarra” del motoscafo dove chiunque può approcciare lo sci nautico, disciplina dove Daniele non ha rivali al mondo. Ma del tanto che l’Idroscalo può offrire, ai bambini del primo Camp Daniele Cassioli non è stato precluso niente. E quindi eccoli nei kayak o nell’imbrago per arrampicarsi sulla palestra di roccia artificiale in assoluta sicurezza, senza trascurare il pasto consumato insieme, il trasferimento insieme in un albergo al termine di un lungo e ricco quanto caldo pomeriggio per la cena insieme condita con l’ arrivederci al giorno dopo per nuove porte da aprire.
La prima è stata quella di AeroGravity, a Pero, dove Andrea Pacini usa la sua carrozzina per muoversi ma non per vivere, sfamando la sua passione per il paracadutismo con un “Disability Project” dedicato a persone con ogni disabilità che nel tubo d’aria più grande d’Europa possono volare in autonomia. Altre emozioni, altre sensazioni forti, ancora facce perplesse, dubbiose, impaurite che come d’incanto diventano sorrisi e occhi umidi di gioia. Claudia chiede di entrare nel tubo bendata perché vuole mettersi al pari della figlia.
Mara vince la claustrofobia perchè solo così si sente di dire a suo figlio di vincere a sua volta la paura di quell’aria che chissà come e perché lo abbraccia per portarlo su è giù in un cielo virtuale. Poi, il pranzo in un oratorio milanese, anche quello insieme, con altri bambini di uno dei tanti camp estivi, è solo un breve intervallo prima di arrivare nell’immenso spazio di Rho-Fiera sede della seconda edizione di Oralimpics, l’Olimpiade animata dai ragazzi di oltre cento oratori lombardi organizzata dal Csi di Milano.
Anche quell’arrivo è stato didattico. Ancor più la sistemazione nel capannone dove sono state posizionate le brande per i due pernottamenti previsti dal programma per gli ospiti grandi e piccoli. Un ambiente diverso dal solito, condiviso con decine di altri grandi e piccoli. Nel pomeriggio di sistemazione ed attesa, i dubbi e le perplessità riaffiorano soprattutto in chi si ritrova per la prima volta, genitore o figlio, lontano da casa, con persone sconosciute o conosciute da poco, in gran parte solo il giorno prima. A riconsegnare certezza ci pensa la serata d’inaugurazione dove la parola “insieme” riabbraccia tutti, in platea e sul palco, con Daniele, Riccardo e Nicole sotto i riflettori, insieme a tutta l’allegra compagnia, per suonare e cantare una canzone che incanta i 3500 protagonisti di una Oralimpics senza barriere.
La notte serve per riposare ma da quasi fastidio per la smania di tutti di ricominciare in un nuovo giorno per provare il pattinaggio, il calcio, la scherma, il tiro con l’arco, gli scacchi, lo showdown, i giochi d’acqua ed ogni altro momento che fa crescere la consapevolezza del proprio talento in ogni direzione, situazione, condizione.
Tutto migliorabile come ogni altra prima volta dove è bene saper leggere per correggere e continuare con più certezze, più volontà, più determinazione e più forti nel difendere un percorso che Daniele impersona alla perfezione lontano dai prorpi genitori proprio per questo sempre presenti come lo sono stati nella sua infanzia di figlio cresciuto come un bambino normale.
Nei quattro giorni del “Cassioli Camp” il filo conduttore è stato ovviamente lo sport che com’è stato per Daniele comprende rinunce e conquiste, sconfitte e vittorie.
Il fiore della vittoria del campione di sci nautico paralimpico Daniele Cassioli sbocciò tanto tempo fa da una sconfitta. Nel primo giorno del Camp, Riccardo ha chiesto scusa alla mamma perchè non troppo a suo agio attaccato alla sbarra del motoscafo per sciare sull’acqua. “Magone” subito cancellato dalla sua consapevolezza di praticare l’equitazione, di aver arrampicato, di aver pattinato, di aver volato nell’aria di AeroGravity, di aver suonato la batteria insieme a Daniele e Nicole senza di fatto provare, sul palco di un anfiteatro popolato come un concerto ma soprattutto di aver trovato nuovi amici con i quali condividere conquiste ed emozioni, amici che ascolta e lo ascoltano, che scherza e lo scherzano, adulti che gli insegnano consapevoli di poter anche imparare e crescere grazie a lui come ogni altro bambino sa insegnare con la sua condizione e la sua storia. Con l’arrivederci a presto ai suoi piccoli grandi amici, ora Daniele resetta testa e muscoli per la preparazione al Centro Federale di Recetto in vista dei prossimi campionati del mondo in programma dal 25 al 29 luglio in Norvegia.
Una parentesi iridata da affrontare con l’orgoglio di quanto ha saputo donare e ricevere insieme alla determinazione di crescere per continuare a donare.
Foto Camp Daniele Cassioli