Davide Giozet Doge del wheelchair rugby:”Più luce per tutti!”

0
216

Determinazione nel riprendersi la vita, curiosità di aprire ogni porta per conoscere e ritrovare la strada. 

Nello scenario dello sport per persone con disabilità questo è l’inizio di ogni storia. Così è per Davide Giozet, calciatore e runner fino al 2003 quando un incidente cambiò ogni cosa.     

“In quell’ottobre ormai lontano non ricordo bene cosa fu il mio primo pensiero – ricorda Davide – Quello che so è che pochi mesi dopo ho voluto ricominciare, mettendomi in gioco, utilizzando lo sport come strumento ideale per vivere una vita intensa e attiva anche dal punto di vista sociale. Il primo approccio mi venne naturale con l’atletica, lancio del peso e giavellotto. L’incontro con l’handbike mi ha permesso di vincere tre giri d’Italia e un titolo europeo. Poi il colpo di fulmine con il rugby”. 

Un amore a prima vista mix di emozioni e difficoltà

“Beh non si può certo dire che in Italia il rugby sia lo sport più popolare, figuriamoci quello giocato in carrozzina! 

Il nostro è un movimento che fa fatica a decollare. Al momento ci sono 6 squadre: Padova, Vicenza, Verona, Milano e le due romane.
Con questi numeri è difficile strutturare un campionato che possa promuovere al meglio la disciplina sull’intero territorio nazionale. Servirebbe alimentare promozione, informazione, investimenti, visibilità. Necessità che ci accomunano a tante altre discipline paralimpiche. Atleti e dirigenti fanno quello che possono sperando che prima o poi arrivi anche il nostro momento”. 

Promozione e reclutamento. Lo sport paralimpico cresce ma dove crescono numeri e qualità è perché singole persone o realtà se le caricano sulle spalle. O no?

“Vero. Oltretutto il wheelchair rugby è uno sport che richiede un supporto continuo, per cui senza una società con persone appassionate che aiutano gli atleti è difficile creare, sviluppare e mantenere una squadra. Va sottolineato che il rugby in carrozzina è uno sport esclusivo per tetraplegici o disabilità affini. Stiamo parlando di persone che hanno difficoltà anche agli arti superiori che spesso, senza ausili, non riescono a svolgere semplici azioni quotidiane. Quindi ancor di più in questa disciplina è lo spessore della persona a far la differenza, in campo e fuori, dove a chi sposa la nostra causa è richiesto anche che la promuova ovunque”.

Capitano del Padova Rugby campione d’Italia nel 2017, 2018 e attualmente in testa al campionato (tappa conclusiva il 16-17 novembre a Milano). Capitano dei Dogi (rappresentativa triveneta) che nei 12 test match fatti dal 2015 ad oggi hanno raccolto in Europa 12 vittorie. Capitano della nazionale Italiana in 5 Campionati Europei, l’ultimo nell’ottobre scorso ad Oviedo, in Spagna, sede della fascia C (partecipano le squadre dal 13° posto in poi del ranking europeo) dove gli azzurri hanno sfiorato la qualificazione alla fascia B perdendo in semifinale con Israele. 

Ma tornando nel triveneto, mica male sti Dogi!

“Con i Dogi stiamo andando alla grande, senza sconfitte! Esperienza davvero stimolante tenendo conto che abbiamo incontrato squadre Gallesi, Inglesi, Francesi, Spagnole, Ungheresi e della Repubblica Ceca. Partite davvero importanti quanto impegnative che ci permettono di giocare ad alto livello migliorando la tecnica e acquisendo sempre più esperienza”. 

Lo sport paralimpico con i suoi campioni s’è conquistato spazi importanti. La base un po’ meno

“La crescente e più che positiva visibilità è quasi esclusivamente per l’apice o comunque per chi vince una medaglia o un titolo a livello internazionale, sottovalutando il gran lavoro che deve svolgere ogni singolo atleta, vincente o meno, ogni giorno, ma soprattutto i tanti che promuovono e svolgono l’attività di base di ogni singola disciplina. Coccolare gli atleti di punta va bene ma sarebbe bene anche distribuire maggior merito all’impegno della stragrande maggioranza di atleti e dirigenti portatori sani di dedizione e passione”.  

E ai tanti Davide che si stanno affacciando allo sport paralimpico cosa vuoi dire?

“Lo sport sa regalare stimoli ed emozioni sotto tutti i punti di vista che ti permettono di riappropriarti della tua vita e di viverla in ogni suo aspetto. Ogni persona con disabilità deve buttarsi senza esitazione in una disciplina paralimpica anzi, deve provarne il più possibile per trovare quella più adatta alle proprie caratteristiche. Per sognare o arrivare a vivere le Paralimpiadi ma anche solo per divertirsi con gli amici e star bene con se stessi”.