Ma si, ho vinto anch’io!

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10/04/2016 / 13^ giornata ritorno / Legnano Basket - Imola 74-60 / Il portabandiera di giornata è stato Riccardo, bambino non vedente dalla nascita accompagnato da Daniele Cassioli in campo (c) www.legnanobasket.it

Salvezza conquistata, bravi tutti!!!
Domenica scorsa il Legnano Basket ha raggiunto la matematica salvezza vincendo in casa contro Imola e si è guadagnato la permanenza nella serie A2.
C’è sempre un po’ di imbarazzo quando bisogna coniugare un verbo che descrive delle vicende sportive: abbiamo vinto o hanno vinto? Abbiamo perso o hanno perso?
Credo che al cospetto di un’impresa sportiva, anche nel contesto di sport individuale, si debba sempre parlare al plurale: i giocatori o l’atleta sono protagonisti assoluti di una performance. Detto questo, un acuto deve sempre essere suffragato dal lavoro dell’allenatore, dello staff tecnico, medico e organizzativo. Per questo motivo, anche il meno acceso dei tifosi che ha battuto le mani per un solo canestro ha il diritto di essere incluso in quel verbo coniugato al plurale.
Dall’emozione pazzesca di una vittoria come quella di Treviso vissuta davanti ad un pubblico di 5000 persone alla gestione dei vari infortuni: la rottura di un crociato, infortuni muscolari o, come c’è capitato quest’anno, giocatore con colpo di frusta tamponato a 24 ore dalla partita. Tutti frenetici quei momenti in cui sei chiamato a prendere delle decisioni col solo obiettivo di recuperare nel miglior modo e più rapidamente possibile un giocatore.
Ma quanto sono belli quei momenti? Caratterizzati dai tratti peculiari della palestra: il suono delle suole che strusciano sul parquet, il rimbalzo del pallone e il suo stracciare la retina o incocciare il tabellone, le urla dei ragazzi quando qualcuno fa qualcosa di inaspettato durante l’allenamento, l’odore di sudore, di fatica, di vita.
Tanti sacrifici dentro quella palestra mentre fuori cambiano tre stagioni tu, dentro quella palestra, come giocatore, come allenatore, come fisioterapista o come magazziniere stai esprimendo tutti i sacrifici possibili perché la tua squadra, la tua parrocchia e la tua bandiera si salvi, sia alla fine di tutti i conti vincente!
Sacrificio: una parola che si sta un po’ perdendo di vista e che è così radicata nello sport. Un concetto che, se fai sport, non puoi non conoscere.
Allora questa salvezza è un po’ di tutti, non contano adesso le percentuali, ognuno si porta a casa un po’ di gioia in base a quanto è capiente il porta gioie della propria anima. La cosa certa è che i nostri sacrifici hanno pagato: quei 5 minuti in più di allenamento, quella lamentela non affiorata, quell’urlo contro qualcosa o qualcuno, quei sabati spesi per le cure mediche fino a tardi. Tutto è stato utile per permetterci di vivere una domenica di felicità.
Alla felicità collettiva se ne aggiunge una tutta mia che gelosamente custodisco in un angolo di me: il piccolo Richi – il giovanissimo amico non vedente che vi ho già presentato – ha conosciuto la famiglia “Legnano Basket Knights” nelle persone del General Manager Maurizio Basilico e del nostro capitano e icona degli ultimi 4 anni Federico Maiocco che, proprio prima della partita contro Imola, gli ha consegnato un pallone e una maglietta dei ragazzi. Tanta della gente presente al Palaborsani ha avuto uno spunto forte di riflessione su cosa vuol dire veramente saper “sorridere nei guai” e il piccolo Richi ha visto per la prima volta una partita di pallacanestro dal vivo imparando a capire quale fosse il rumore della palla che rimbalza o che entra nel famigerato cestino, delle scarpe dei giocatori che fischiano sul campo e gli applausi della gente sugli spalti. Questo perché pur non vedendo le emozioni si vivono, le energie delle grandi famiglie ti travolgono senza bisogno di doverle ricondurre a un qualcosa che si può guardare. Basta saperle sentire.