L’associazione varesina Freerider Sport Events ha chiuso la sua ventesima stagione invernale con lo sguardo rivolto alle montagne e il cuore pieno di storie. Ancora una volta, la terrazza del Rifugio Boch
a Madonna di Campiglio ha fatto da cornice a quel momento sospeso tra fine e nuovo inizio: il luogo simbolo
dove, da vent’anni, prende vita e si conclude uno Ski Tour che è molto più di un semplice progetto sportivo.
Tre tappe, da tre a sette giorni, attraversando Veneto, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Abruzzo. Un viaggio che quest’anno ha saputo trasformare anche gli imprevisti in opportunità: la chiusura di Bormio, blindata dalle Olimpiadi, ha aperto le porte di Cortina d’Ampezzo, cuore pulsante delle Paralimpiadi.
Qui, lo staff coordinato dal Maestro Nicola Busata ha respirato l’energia di Casa Italia, intrecciando relazioni, rafforzando collaborazioni con realtà come Fondazione Cortina e Coca Cola, e portando sulle piste, tra la gente, il messaggio più autentico dello sport: inclusione, opportunità, condivisione.
Accanto a Freerider, come sempre, il Team Teleflex for Active Living e gli operatori del Centro Alpino di Moena della Polizia di Stato. Proprio il Direttore del Centro, Stefano Valeri (nella foto a sx con Nicola Busata) ha sottolineato come la presenza a Cortina abbia rappresentato la naturale espressione di un impegno condiviso: “In mondovisione si è vista quell’energia positiva che si respira in ogni tappa dello Ski Tour.
Un messaggio dirompente: ogni persona, con qualsiasi disabilità, ha potenzialità da esprimere.
Un impegno che si traduce ogni giorno nel motto della Polizia di Stato, ‘Esserci sempre’ e che va oltre il
servizio, grazie anche a tanti ex agenti che in veste di volontari donano l’esperienza acquisita in tanti anni di professione”.
Ma più di ogni numero o traguardo, questa stagione è stata fatta dai volti. Di chi è arrivato dall’Inghilterra e dall’Irlanda, dalla Sicilia, dalla Sardegna e da ogni angolo d’Italia. Di chi si è seduto per la prima volta su un monosci, superando timori e aspettative. Di chi è tornato per migliorarsi, per ritrovare amici, emozioni, libertà. E spesso, insieme, intere famiglie che hanno trasformato la montagna in uno spazio di crescita condivisa.
Senza cercare strutture dedicate o spazi riservati, ma godendo dell’eccellenza di prestigiose località alpine: alberghi, impianti e comprensori che negli anni hanno imparato a conoscere e fare propria la cultura
dell’accessibilità. Come accaduto in Alta Badia, dove il Presidente del Consorzio Impianti a Fune, Andy Varallo, racconta di una collaborazione diventata amicizia: “Vedere persone con ogni disabilità affrontare piste iconiche come la ‘Gran Risa’ o vivere momenti di leggerezza al ‘Moritzino’ è un qualcosa che riempie occhi e cuore”.
E mentre la neve lascia spazio alla primavera, per Freerider non è una fine ma un passaggio. Pronta per una nuova stagione, fatta di acqua, sole e nuove sfide: wakeboard, camp estivi dedicati allo sport e all’autonomia in collaborazione con l’Associazione Spina Bifida Italia con eventi tra il Piemonte e l’Isola d’Elba, raduno Triride intorno al Lago di Varese e festa culinaria al Lido di Gavirate.
“L’accoglienza che riceviamo in ogni luogo e in ogni evento continua a sorprenderci – racconta il Presidente Giulio Broggini – Oltre alla continua crescita delle domande per partecipare al nostro Ski Tour.
Un entusiasmo che ci riempie di orgoglio, che gratifica l’impegno di tutti i nostri volontari, ma che al tempo stesso ci impone scelte difficili, per mantenere la qualità della proposta e dell’accessibilità. Ogni fine stagione ci trova stanchi, sì, ma pronti ad immaginare la prossima con l’obiettivo di sempre: insegnare a sciare da seduti ma soprattutto a guardare oltre i limiti sfruttando ogni opportunità per essere il più possibile padroni della propria vita”.








