domenica, Marzo 1, 2026
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Una storia che offre: “momenti unici per imparare e crescere”

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Per l’Italia dell’hockey su ghiaccio paralimpico (nella foto del titolo Gabriele Lanza Santino Stillitano, Alessandro Andreoni e Roberto Radice della Polha Varese) è il giorno dell’ingresso nel Villaggio Olimpico di Milano.
Un giorno in cui una storia di vent’anni prende casa nel luogo che assegnerà le medaglie di Milano Cortina 2026.

L’ultimo appuntamento di rifinitura al Palaghiaccio di Varese è andato ben oltre la partita amichevole con i maestri del Canada, è stato un viaggio nella memoria.

Un salto indietro fino a quella mattina del 2003 sullo stesso ghiaccio, quando tutto cominciò tra sguardi perplessi, dubbi, emozioni, la volontà di provarci.

“Come dimenticare quella mattinata – ricorda Daniela Colonna Preti, presidentessa della Polha Varese e anima di quel primo raduno – Nell’aria c’era curiosità, entusiasmo e tanta improvvisazione nell’avvicinarsi ad una disciplina complessa per diversi aspetti, fino a quel momento sconosciuta ai più”.

Il primo allenatore designato era un ragazzo torinese capace di contagiare chiunque con il suo sorriso.
Ex giocatore di hockey che dopo l’amputazione di una gamba a seguito di un incidente non aveva mai smesso di nutrire la sua passione: prima allenando i giovani, poi guidando la prima squadra del Valpellice, con cui aveva esordito in Serie A a soli 16 anni. Ma in Andrea Chiarotti, per tutti “Ciaz”, prevalse subito la voglia di tornare a giocare. Rinunciò al doppio ruolo diventando “il capitano”

Due anni dopo, quell’Italia si affacciò al primo appuntamento internazionale con il solo equipaggiamento della volontà. Gli slittini, al confronto con quelli delle altre nazionali, sembravano lenti e pesanti cancelletti.
Il bilancio fu duro: 54 reti subite, zero segnate.

Ma non esiste sconfitta che possa incrinare quella determinazione.
Le prime reti paralimpiche azzurre arrivarono a Torino 2006: Gianluca Cavaliere con la Gran Bretagna, Ivan Ghironzi nella finalina per il settimo posto con il Giappone.
Due sconfitte di misura che non cambiarono la classifica, ma cambiarono la storia.
Cinque anni più tardi, quella storia si illuminò con il titolo europeo.

Accanto a Daniela Colonna Preti, in quel principio c’erano l’attrezzista factotum della Polha Varese, Roberto Marchiorato e un totem dell’hockey italiano come Massimo Da Rin (nella foto sotto con Daniela Colonna Preti).

“La mia conoscenza con l’hockey paralimpico la devo al ‘Ciaz’ – racconta Da Rin – A Valpellice avevamo giocato e allenato insieme.
Era entusiasta della sua nuova avventura e mi invitava continuamente a vederla dal vivo,
dare una mano. Mi convinse per sfinimento e,
lo ammetto, controvoglia, entrai in un gruppo fantastico, con il quale arrivai nel 2011 a condividere la conquista della Coppa Europa”.

La prematura scomparsa di Chiatotti colpì al cuore tutto il movimento, già alle prese con numeri ridotti e con un ricambio generazionale sempre difficile. Eppure l’Italia non è mai mancata a un appuntamento paralimpico, né ha mai smesso di confrontarsi con le grandi del Nord Europa, Canada, Stati Uniti, Paesi dove l’hockey paralimpico è cultura sportiva fin dalla scuola primaria.

In questo scenario, l’impegno di realtà come la Polha Varese è una fiammella che resiste al vento. E continua a brillare.

“Trovare forze nuove è difficile – conferma Da Rin – Daniela è incredibile e inesauribile.
Ma come movimento abbiamo perso tempo prezioso. Dal momento dell’assegnazione delle Paralimpiadi dovevamo muoverci su più fronti, soprattutto nelle scuole. Qualcosa è successo. Ad esempio, una convention con i militari a Milano ha acceso interesse rivelando un bacino importante di potenziali atleti.

Questa è l’unica strada: comunicare, promuovere, arrivare ovunque e a chiunque.
Per quanto riguarda la Lombardia mi auguro che queste Paralimpiadi amplifichino il messaggio, puntando su poli attrattivi come lo splendido impianto di Varese e lasciandoci
in eredità quello nuovo di Milano”.

Vent’anni dopo Torino, la passione è rimasta intatta. Massimo Da Rin nello staff tecnico azzurro guidato da Mirko Banchi, la Polha, Daniela Colonna Preti, Roberto Marchiorato (nella foto sotto con Santino Stillitano).
In tribuna, anche due ex giocatori di allora: Bruno Balossetti e Ambrogio Magistrelli.

“Passione – dice Da Rin senza esitazioni – È la parola che racchiude tutto.
Per Daniela è una ragione di vita.
Io qualche pausa me la sono presa, ma la passione mi ha sempre richiamato.
In questo ambiente si vivono momenti unici per imparare e crescere”.

Momenti unici come l’amichevole Italia-Canada giocata a Varese, capaci di entusiasmare, oltre al pubblico, docenti, bambini e ragazzi di alcune, meritorie, troppo poche, scuole del territorio. Grazie solo alla sensibilità di singoli dirigenti scolastici e insegnanti, unitamente alla disponibilità della società che gestisce il Palaghiaccio.

Scuole Materne, Primarie e Secondarie: “Giovanni Pascoli” di Comerio, Istituto Comprensivo Campo dei Fiori di Comerio, “C. Pedotti” di Luvinate e Ciofs Lombardia di Varese, hanno potuto toccare con mano cosa significhino volontà, impegno, determinazione.

Come sempre non tutti hanno saputo cogliere l’opportunità. Molti posti sono rimasti vuoti, altrettanti “riservato” sono rimasti in “bella vista” sui seggiolini della tribuna. Occasione mancata, soprattutto dalla Scuola intesa come Istituzione”.

Perché la Scuola, prima ancora dello sport, dovrebbe essere il luogo in cui si educa alla normalità della diversità, al rispetto delle regole, all’impegno, alla forza che nasce dalla fragilità, alla dignità della fatica.

Vent’anni dopo quel primo raduno, l’Italia dell’hockey paralimpico entra nel Villaggio di Milano Cortina 2026 con lo stesso spirito di allora e la stessa, incrollabile, passione.

Vent’anni dopo c’è ancora chi non capisce come seminare “momenti unici per imparare e crescere”.