“Il rumore della vittoria”: un titolo una profezia.

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Da un po’ di settimane il web, la stampa, il passaparola e il passasegno delle persone comuni non fanno che parlare dell’evento che ci sarà a Varese sabato 17 dicembre 2016 alle 20.30 nell’Aula Magna dell’Università degli Studi dell’Insubria.
La serata si aprirà con l’anteprima esclusiva musicale e in LIS (lingua dei segni italiana) del videoclip del misterioso rapper sordo Brazzo. Il protagonista principe dell’occasione, però, sarà il documentario de “Il rumore della vittoria” che verrà proiettato integralmente – 67 minuti di pellicola- in italiano parlato, in LIS e con un servizio di sottotitolazione che farà invidia a quello delle nostre televisioni popolari. Meglio di una serata al cinema e completamente accessibile a tutti gli udenti e a tutti i sordi. Questo piccolo capolavoro creativo e sociale è stato ideato da Ilaria Galbusera e Antonino Guzzardi, due ragazzi sordi appassionati di arti visive e di sport che desiderano portare sullo schermo una realtà ancora oggi sconosciuta a molti. Un viaggio attraverso l’Italia che segue il percorso umano e sportivo di sei atleti sordi: Alice, Anna, Claudio, Loris, Mauro e Pasquale. I ragazzi davanti alla cinepresa aprono il proprio libro di vita raccontando come lo sport abbia permesso loro di superare le barriere comunicative. Ci rivelano i loro sogni, le loro speranze, non nascondendo la fatica degli enormi sacrifici per arrivare alla maglia azzurra, uno dei traguardi più ambiti da ogni atleta italiano. La presentazione e proiezione dei primi dieci minuti del documentario si è tenuta all’inizio del mese di ottobre presso il centro culturale Asteria di Milano dal Pio Istituto Sordi della città. Il 31 ottobre è stato ospite a Maso Naranch, nella Val di Gresta, in occasione del Raduno Nazionale della Pallavolo Sorde. Il 25 novembre ha partecipato al Matera Sport Film Festival con concorrenti internazionali proiettando l’opera integrale per la prima volta a livello nazionale. In quest’occasione “Il rumore della vittoria” ha vinto davvero e ben due premi come miglior documentario del Matera Sport Film Festival 2016 e come Best Sport Documentary 2016 del Basilicata Cinema International Film Festival.
La realizzazione del prodotto artistico è stata consentita dalla partecipazione di Augustea S.p.a. e Pio Istituto Sordi, con la collaborazione di GS ENS ASD Varese e con il patrocinio della FSSI- Federazione Sport Sordi Italia. Tante delle informazioni qui sopra riportate le potete certamente ritrovare e approfondire sul web o partecipando alla serata del 17 dicembre. Dopo aver visto di persona il documentario sicuramente conosceremo molti dettagli, ma ora io qui voglio offrirvi piccoli scorci di tutto il lavoro dietro le telecamere. Chi e cosa c’è stato?
Lo andremo a scoprire con la ricca intervista rilasciatami dai co-autori e registi de
“Il rumore della vittoria” i miei amici: Ilaria Galbusera e Tony Guzzardi.
– Ilaria, a chi di voi è venuta l’idea di creare quest’opera? In che momento e da cosa?
È nata per caso, nel lontano febbraio del 2014, da una discussione che abbiamo avuto. In quell’occasione Tony mi ha lanciato la sfida e ci siamo imbarcarti in quest’avventura.
È diventata nel tempo una scommessa, ci chiedevamo se fossimo in grado di affrontare un’impresa del genere non avendo alcuna esperienza cinematografica di questo tipo alle spalle.
– Tony, chi ha scelto questo titolo e a che punto del lavoro?
Il titolo è stato il nostro più grande cruccio. Quasi al termine del montaggio e della post-produzione ancora non eravamo riusciti a trovarlo. C’erano una serie di varianti, che però non ci convincevano. “Il rumore della vittoria” è il titolo proposto da Roberto, il fratello di Ilaria, che è piaciuto ad entrambi e ha trovato il suo posto.
– Parlatemi di voi due, avevate già condiviso esperienze di collaborazione in passato?
Siete soddisfatti della realizzazione di questo documentario?
ILARIA: Siamo amici da sempre e ci conosciamo molto bene, ma non abbiamo mai lavorato ad un progetto del genere. Sono molto soddisfatta del lungo percorso fatto insieme, solo noi sappiamo cosa abbiamo passato.
TONY: Questa è la prima volta che abbiamo lavorato insieme ed è stato davvero molto impegnativo. Pensavamo sarebbe stata un’impresa più “facile”, se così si può dire, ma con il tempo ci siamo resi conto che effettivamente è molto più di quanto potessimo immaginare. La nostra testardaggine e perseveranza hanno avuto la meglio su tutto quanto.
Ilaria, cosa ti ha stupito di più del tuo co-autore e amico?
Tony mi ha colpito molto per la sua professionalità, precisione e accuratezza nello svolgere ogni cosa, assicurandosi che fosse corretta nei minimi dettagli. Ho imparato molto da lui. C’è da dire che entrambi siamo testardi e non sono mancate, infatti, le discussioni per punti di vista divergenti, ma sono stati fondamentali per arrivare a costruire il prodotto finale.
E tu Tony cosa diresti della tua co-autrice e amica?
Il modo in cui Ilaria intrattiene le pubbliche relazioni mi ha sorpreso e ciò mi ha permesso di capire meglio come funziona questo settore a me sconosciuto. È davvero anche molto attenta. Ho veramente imparato tanto da lei.
– Ilaria, quali ruoli avete avuto in questo percorso? Ti occupavi di mansioni diverse da quelle del tuo collega? Chi altri vi ha affiancato?
In breve, abbiamo fatto tutto insieme, tranne occuparci dei pezzi musicali, dell’audio e del sound mix. A tutto ciò ha pensato il nostro compositore di tutta la musica e della colonna sonora Alessandro Fornara, che ha collaborato con noi a questo progetto.
– Tony, è stato difficile sottotitolare voci e segni? Quali sono state le difficoltà o i limiti?
Non è stato difficile, ma nemmeno facile. L’impegno più grosso era tradurre correttamente in italiano chi segnava, per poter trasporre sullo schermo il giusto concetto che si voleva esprimere. Quando c’erano parole parlate che non riuscivamo a comprendere, perché troppo veloci o “mangiate”, chiedevamo alle nostre famiglie.
– Quale obiettivo vi ha spinto alla produzione de “Il rumore della vittoria”?
Il documentario è nato dal desiderio di raccontare e portare sullo schermo una realtà ancora oggi sconosciuta ai più. Con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico su una tematica di cui i Media parlano poco.
– Ilaria, prima di mettervi in viaggio avete preso contatti con i protagonisti? In base a cosa avete selezionato questi atleti?
I ragazzi protagonisti sono frutto di lunghe scelte, concordate in anticipo, in base alle loro esperienze vissute e a ciò che avevano e potevano raccontare al pubblico. Tutti “diversi” tra loro, ma con il denominatore comune della sordità e dello sport. C’è chi porta l’impianto, chi le protesi, chi segna, chi parla e chi comunica in entrambe le lingue: l’italiano e la LIS (lingua dei segni italiana). Alla nostra richiesta di voler far parte di questo progetto, hanno accettato tutti più che volentieri.
– Tony, avete riportato dialoghi diretti o provati e monitorati? Avete scritto una sceneggiatura prima di girare le interviste?
Sì, abbiamo steso la sceneggiatura in anticipo senza lasciare nulla al caso. Le risposte, invece, sono spontanee, perché abbiamo preferito l’autenticità rispetto al dialogo
“preparato” e quindi finto.
– Quali città avete girato ed in base a cosa le avete scelte?
Abbiamo girato una ventina di città, dal nord al sud. Città di provenienza dei ragazzi, oppure città dove hanno svolto i raduni, gli allenamenti e le preparazioni atletiche.
– Quanto è durato quest’ iter umano e sportivo attorno ai singoli atleti? Ogni quanto vi siete incontrati voi due e con gli altri?
Due anni per le riprese e 8 mesi di montaggio. Ci vedevamo minimo due weekend al mese per spostarci in altre città, oppure a casa di uno o dell’altra per lavorare al montaggio, considerando che entrambi lavoriamo e giochiamo. A volte capitava, invece, di trovarci in settimana in videochiamata e di lavorare in parallelo.
(A un certo punto inizio a porre delle domande che ricevono un’unica risposta dietro un grande sorriso di Ilaria e Tony…)
– Quali sono alcuni degli stereotipi e dei pregiudizi per cui hanno dovuto lottare i protagonisti?
– Grazie allo sport sono riusciti a superare tali barriere?
– Cosa accomuna questi ragazzi oltre alla passione per lo sport e alla sordità?
– Tutti e sei lottano per arrivare alla maglia azzurra e ci riescono? Grazie a cosa?
– La loro lotta è arrivare alla maglia o consiste anche in altro?
– Secondo voi chi vince in questo documentario?
Vieni a vedere la proiezione integrale de “Il rumore della vittoria” sabato 17 dicembre nell’Aula Magna dell’Università degli Studi l’Insubria di Varese e lo scoprirai tu stessa.
– Potete scommetterci, non mi perderò quest’evento per nulla al mondo. Torniamo a voi due: in poche parole per voi lo sport cosa rappresenta?
ILARIA: Vita
TONY: Passione e dedizione
– Quali sono gli sport dei nostri sei atleti?
Alice pallavolo, Anna basket, Claudio snowboard, Mauro calcio, Loris rugby, Pasquale karate.
– Si parla anche delle Deaflympics?
Sì, e nel documentario verrà spiegato bene che cosa sono e come si svolgono.
– Voi sentite di aver vinto qualcosa in questo percorso artistico e umano?
Il nostro rumore della vittoria lo abbiamo sentito.
– So che sono tanti i momenti che vi hanno emozionato per poterne scegliere uno soltanto, ma in questo frangente quale vorreste condividere con me?
ILARIA: Vorrei solo raccontare un aneddoto divertente. Con Alice, sorda, una notte abbiamo voluto provare a fare il doppiaggio di una scena, che a livello sonoro non andava bene. Alice, davanti al televisore che riportava una scena di sé stessa, prestava la sua voce al suo stesso labiale, leggendo i sottotitoli ma soprattutto seguendo il movimento delle proprie labbra su schermo, è riuscita a doppiarla, riportando perfettamente la voce e il tono. Non so come, ma noi tre sordi, ci siamo riusciti nello stupore generale degli udenti . È stato un episodio che porto ancora nel cuore, perché dimostra che tutto si può se lo si vuole veramente anche percorrendo altre strade.
TONY: Ci sono tanti bei momenti emozionanti che vorrei poter raccontare, ma non credo sia possibile, sono davvero troppi!
In questo istante ho un flashback di tutte le esperienze, ma indubbiamente quella più indimenticabile è stata quando abbiamo cominciato a Ferrara da Alice, perché era la nostra prima volta ed era appena iniziata l’avventura…
– E quando tutto era già finito e avete iniziato a diffondere la vostra opera?
TONY: Indubbiamente quello di aver vinto due premi a Matera, anche perché era il nostro primo festival e mai avremmo pensato di poter competere con gli altri professionisti del settore e le sorprese inaspettate sono sempre le più belle quando sai di averci messo il cuore e l’anima.
ILARIA: Non appena ho saputo da Tony la bella notizia della conquista dei due premi, ho pianto di gioia, provando emozioni indescrivibili. Fisicamente non ero presente a Matera, perché impegnata alla coppa Europa di Rimini.
– Ci sono state situazioni in cui avreste voluto mollare tutto? È stato un percorso faticoso? Lo rifareste?
ILARIA: Sì, sono state tante le volte che avremmo voluto mollare tutto, ma è un progetto a cui credevamo molto e in cui crediamo tutt’ora. Solo con il supporto l’uno dell’altra siamo riusciti a concluderlo. Ora sì che stanno arrivando le soddisfazioni. Lo rifarei volentieri, magari con un minutaggio inferiore .
TONY: Eccome! Ci sono stati molti periodi faticosi e difficili, non posso negarlo, ma spesso cercavamo di “staccare” la spina per poter poi ritornare a lavorare con più entusiasmo e convinzione, perché ogni giorno era una continua sfida contro sé stessi. E a quanto pare i nostri sforzi sono stati ripagati. Sì, lo rifarei senza dubbio, magari con un lavoro meno impegnativo.
– Dopo questo meraviglioso progetto insieme credete di aver aiutato qualcuno? Chi?
Ci auguriamo di sì. All’uscita del trailer online, ci aveva molto colpito la frase di un ragazzo sordo che con ammirazione aveva detto alla sua mamma di guardarlo. La madre in risposta gli ha scritto che anche lui un giorno sarebbe diventato un campione come i sei protagonisti della nostra storia. Speriamo che le parole dei ragazzi siano d’ insegnamento e uno stimolo per tutti, un esempio per affrontare gli ostacoli e le difficoltà che la quotidianità spesso pone.
– In seguito a tutte queste soddisfazioni, che sono sicura non sono ancora finite, vorreste in futuro fare un altro documentario?
Per il momento ci godiamo il meritato riposo .
– Qual è il vostro sogno nel cassetto?
ILARIA: Tanti. Non basterebbe una risposta per elencarli tutti. Il sogno più vicino a me ora è quello di laurearmi.
TONY: Il mio sogno è che questo documentario possa raggiungere i giovani sordi sportivi che ancora non sono a conoscenza del nostro “mondo”. Un altro sogno è quello di potermi dedicare un po’ di più a me stesso.
– Tony, cosa intendi dire con l’espressione “il nostro mondo”?
Tante persone non conoscono molte sfumature della vita dei sordi nello sport.
– Infine come si fa per i titoli di coda dei film vorrei lasciarvi uno spazio per dire grazie a chi volete.
Le persone da ringraziare sono tantissime, qui ci limitiamo a pochi. Un grande grazie agli sponsor Augustea S.p.a., a Pio Istituto Sordi, al GS ENS ASD Varese, alla FSSI- Federazione Sport Sordi Italia; ai protagonisti Alice, Claudio, Loris, Mauro e Pasquale; al nostro compositore musicale, tecnico audio e sound mix Alessandro Fornara.
Concludo ringraziando io Ilaria e Tony per il grande contributo che personalmente credo siete riusciti a offrire in nome della comunicazione accessibile a 360 gradi, per il grande spirito sportivo che vi ha permesso di fotografare la vita di giovani diversi tra loro, sportivi di discipline distinte e sordi con percorsi completamenti vari e unici. Avete compiuto un grande atto di genialità e di umanità nei confronti dell’arte, delle pari opportunità e dei diritti della libertà d’ espressione.
Grazie di cuore per avermi dato fiducia rilasciandomi la prima intervista esclusiva e ufficiale della mia vita. Ci vediamo il 17 dicembre 2016 nell’Aula Magna dell’Università degli Studi l’Insubria di Varese alle 20.30 puntuali!
Un caro saluto ai lettori di “Sogni che lasciano il segno”…