Un Dama che cresce, una Fondazione Piatti che bussa

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Mani che si stringono tra persone e professionisti che collaborano mettendo a disposizione le proprie competenze.
Persone giuste al posto giusto, Anffas e direzione generale dell’Asst Sette Laghi hanno dato vita al “Dama” del’Ospedale di Circolo che solo nell’ultimo anno ha più che raddoppiato i pazienti, da 430 a 950. Dal gennaio di quest’anno i servizi hanno già abbondantemente superato quota 1000.
“Tenendo conto che il servizio è gestito da un unico medico che deve conoscere i pazientiimg_1874 per predisporre il percorso di cura ideale per ognuno – spiega la responsabile del ‘Dama’ dott.ssa Sabrina Perazzoli (nella foto a destra) – rapportandosi con professionisti corretti e motivati, visto che chi si rivolge a noi accompagna un fratello o un figlio lasciando il posto di lavoro o altri figli minori. Dobbiamo capire cosa vuol dire prendere in carico un paziente, pensare quanto può restare all’interno dell’Ospedale e fare in modo che le visite siano quelle giuste, fatte nei tempi giusti. Un lavoro che un tempo veniva svolto dai medici nella vecchia concezione”.
Un’anziana signora, probabilmente una nonna, fermandosi incuriosita alla vostra cerimonia ha pensato ad alta voce:” sembra una bella cosa, ma cos’è questo Dama?”.
Domanda semplice e diretta che merita altrettanto risposta.
“Certamente si anche se sinceramente una risposta faccio fatica a trovarla perché il ‘Dama’ non vuol essere niente di diverso da un reparto ospedaliero dove un medico si prende carico di pazienti con disabilità intellettive come fa ogni giorno un medico di famiglia. Un medico che deve pensare alla salute del suo paziente come fosse un proprio famigliare decidendo se e come procedere con esami o cure valutandone ogni effetto e controindicazione. Come si fa con i bambini e con gli anziani così si deve fare per le persone con disabilità. Al centro la persona con un problema di salute da affrontare e possibilmente risolvere individuando il professionista e la terapia ideale, coordinando le diverse competenze”.
Mamma dell’Anffas varesina e “guerriero” instancabile nel realizzare il sogno “Dama” a Varese, l’ennesimo sogno diventato realtà, Cesarina Del Vecchio.
“Io voglio sognare – dice la Del Vecchio – Soprattutto se il sogno è legato ad una reale necessità. E’ bello pensare a qualcosa come ad una utopia e poi piano piano vederla diventare realtà. E’ stato così per ogni passo dei vent’anni della Fondazione Piatti. Ultimo sogno realizzato in ordine di tempo la nostra casa della Brunella. Per il ‘Dama’ ho bussato invano sette lunghi anni, vedendo le nostre famiglie affrontare il disagio dei ripetuti andirivieni a Milano. La nostra provincia ha sofferto per troppo tempo la mancanza di un ‘Dama’ e oggi la soddisfazione è doppia perché, oltre ai varesini, a beneficiare di questo servizio ospedaliero rivolto alle persone con disabilità intellettiva sono anche in molti provenienti dalle province confinanti”.
Ha sottolineato il bussare invano per sette anni.
“Per il Dama è andata così e quando si è convinti della bontà di un’idea bisogna provarci sempre e con tutti fino a quando si incontra la persona giusta, al posto giusto nel momento giusto. Un passo alla volta, arrivando alla delibera della Regione Lombardia fino all’incontro con il Direttore Generale dell’ Asst Sette Laghi Callisto Bravi. Senza dimenticare la grande disponibilità del dott. Mario Diurni e non ultimo il ‘Circolo della Bontà’ che ha finanziato il primo anno di attività del Dama. Adesso, visti i numeri in continua crescita, siamo già arrivati al punto di dover pensare ad un ulteriore salto di qualità. Più ore di servizoio dei medici, magari locali più ampi e confortevoli. Nostro dovere sarà far presente queste nuove necessità e…ricominciare a bussare”.