lunedì, Ottobre 3, 2022
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La Varese più bella ha celebrato il decimo anno del Capodanno Solidale

La Varese più bella li ha accolti, lavati rivestiti e messi a tavola per una serata diversa. C’erano famiglie e amici insieme a chi della famiglia ha un ricordo lontano e di amici non ne ha o li trova per strada. Chi per colpa, chi a causa di, chi per sfortuna. C’era anche chi ha figli che già “si sono sacrificati” ad ospitarli a Natale.
Nella palestra dell’Oratorio di Giubiano non c’era un posto libero.

Capodanno Solidale Varese

Succede da dieci anni, grazie al virus dell’attenzione per gli altri di Luisa Oprandi arrivato a contagiare decine di volontari varesini impegnati nel raccogliere, lavare e dividere per taglie i vestiti, comprare alimenti da cucinare e servire in tavola o da mettere in una scatola per essere consumati nei giorni a venire.
Il “Capodanno Solidale” è nato e cresciuto con il passaparola. All’inizio una palestra sembrava troppo grande. Oggi è quasi piccola. Riempita di facce e colori ma soprattutto di storie. Più o meno drammatiche, più o meno recenti, più o meno infettate dalla solitudine. Gabriella ne ha combinate di ogni.
Suo marito si è arreso alla sua determinazione di autodistruggersi lasciandola tempo fa.
Lei lo giustifica e si massacra anche a parole. Brinda al nuovo anno con Lorain e Michele,
il primo a Varese da qualche anno dopo un tour infinito nei campi profughi, il secondo ultimo genito di una famiglia bene varesina dove “sono nato per caso” e dalla quale se n’è andato molto presto lasciando un tetto e un pasto sicuro per mettersi in gioco senza…aiuto da casa. Prima un’idea giusta con la persona sbagliata, poi l’idea sbagliata con persone sbagliate, il carcere e la strada.
A pochi secondi dalla mezzanotte i bicchieri di plastica si trasformano in calici di cristallo di Boemia, lo spumante lo stesso per tutti.
I colori diventano uno come unico è l’augurio della Varese più bella capace di regalare un sorriso, un piatto caldo, un paio di scarpe e una camicia a chi pensa di non averne diritto: serenità.

 

 

Roberto Bof
Roberto Bof
Vivo in un circo ma non sono un pagliaccio
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