Moreno Pesce: “AMA-Bilmente, amici di gamba vi aspetto!”

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Grazie a persone come il bellunese Moreno Pesce una società come la nostra ancora zavorrata dal “cosa manca” sta facendo meno fatica a salire il gradino del “cosa c’è”. Un incidente in moto gli ha tolto una gamba, la sua determinazione e la passione per la montagna gli hanno dato molto altro. Attività e progetti ricchi di conquiste, insegnamenti, condivisione, attenzione per gli altri.

Come stai gestendo questo anno difficile per tutti e quindi anche per gli appassionati della montagna?
“La positività è la base di tutto. Anche in senso ironico – attacca Moreno, classe 75 nato a Noale (VE) – Sono rimasto a casa 22 giorni in quarantena. Una situazione che ho potuto gestire al meglio, adeguandomi a quanto di volta in volta ci hanno indicati i vari DPCM. Attività sportiva indoor come il nuoto oppure outdoor con passeggiate e camminate rispettando le distanze di sicurezza. Quando ero in casa utilizzando le rampe di scale ed una vecchia palestra da camera che ho riesumato”.

Nonostante tutto il tuo AMA-Bilmente cresce per numeri e almeno sulla carta iniziative.
“AMA-Bilmente è un progetto che coinvolge parecchie persone. Atleti, guide, accompagnatori e simpatizzanti. Avere un punto di riferimento come il mio paese, Auronzo di Cadore, è un buon punto di partenza. Spero di riuscire a creare un proseguo di attività legate alla montagna e mettere le basi per un punto di avvio all’alpinismo per disabili motori e non solo. Vedremo col tempo cosa riusciremo a fare concretamente, ma sono ottimista. Molte persone si sono avvicinate a me incuriosite da ciò. Solo con le nostre gesta, possiamo trasformare le fantasie in fatti”.

Reclutamento è una parola sulla bocca di tutti, per tutti una necessità. Ma ancora oggi molti “amici di gamba” trovano la loro via grazie al passaparola. O no?
“Purtroppo è così. Molto è già cambiato rispetto al passato grazie ai social. Ma ancora non è abbastanza. Per far crescere queste cose, bisogna mostrare ad altri gli obiettivi raggiunti. Creare un sistema che si autoalimenti per far provare ad altri l’esperienza della disabilità legata allo sport, in questo caso in montagna. Non è una cosa semplice. Però, in base alle esperienze passate, molti “compagni di gamba” che avevano dei timori, compreso me, si sono lasciati condurre per mano da guide esperte e hanno cominciato a fare i primi passi in ghiacciaio. Credo sia già questo un gran successo. Perché hanno abbandonato gli ambienti della loro “confort zone”, nelle loro abitazioni, mostrandosi lungo i sentieri senza timore di far vedere le loro protesi al mondo”.

La tua via aperta a tutti gli “amici di gamba” funziona. Dimmi cosa vorresti, cosa manca, cosa c’è che andrebbe valorizzato o migliorato.
“Prima di dire che funziona, bisogna arrivare alla Capanna Regina Margherita. Quello sarebbe il coronamento del progetto. Un disabile amputato di coscia che sale con una protesi fino ai 4554 metri del rifugio più alto d’Europa. Ma il vero obiettivo del progetto è far provare l’esperienza della montagna a chiunque si senta di provarci. Mi piacerebbe aumentare il numero delle cordate, creando un periodo temporale dedicato alla disabilità in quota, con vari obiettivi da concordare tra disabili e guide, dove il punto di partenza è la razionalità di ognuno. Tutto realizzato in totale sicurezza, curando ogni minimo particolare per prevenire eventuali complicazioni.

Sto valutando l’allargamento ad altri sport ma prima di andare oltre mi piacerebbe sedermi ad un tavolo con tutte le persone che ritengono lo sviluppo utile, che possa avere un futuro. Senza primogeniture, con umiltà, con la voglia di creare progetti inclusivi. Partendo dal piano urbano della città, impegnandosi a sistemare eventuali punti critici per accogliere persone in carrozzina ma anche solo mamme e papà con i passeggini. Obiettivi comuni, apparentemente semplici e forse per questo ancora difficili da realizzare. Ma passo dopo passo, arriveremo in cima”.