Associazione Spazio Mare: formazione, sviluppo, inclusione

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E’ la storia di una passione assorbita da ragazzo nella Vieste dov’è cresciuto, coltivata nel mare di Sicilia e sbocciata con l’Associazione Spazio Mare. Dal Gargano a Catania, la passione per il mare e la subacquea per Luigi Lauriola è diventata anche molto altro.
“Ho cominciato con l’apnea – racconta Luigi – attività che ho portato avanti sino al 2008 quando decisi di passare all’A.R.A., autorespiratore ad aria. L’ Associazione Spazio Mare è nata nel 2013 con l’idea di creare un punto di riferimento per coloro che volevano uno ‘spazio’, una finestra a cui affacciarsi e decidere, un po’ come davanti ad uno scaffale di un supermercato, cosa scegliere, secondo i tuoi gusti, tra le attività da fare in mare. Ci occupiamo di formazione in diverse attività.
Oltre ad essere un Examiner della S.E.I., agenzia internazionale che sviluppa e promuove la formazione subacquea, sono docente e istruttore di nuoto, Maestro di salvamento della Federazione Italiana Salvamento Acquatico. Mi occupo di formazione degli assistenti bagnanti, degli istruttori di nuoto e dei subacquei, della valutazione degli allievi istruttori subacquei”.

Tra ruoli, attività e incarichi, il seme dell’inclusione aspettava solo di essere innaffiato con l’incontro giusto, l’opportunità ideale.
“Nel 2005 quando ero dirigente in una società di pallavolo femminile (avendo un pregresso nella pallavolo e nel basket). In quella circostanza chiesi al Comune di Acireale il finanziamento di un progetto, assolutamente innovativo in quel periodo, di inclusione inversa.
In sostanza l’idea era quella di creare un gruppo di atleti con sindrome di down, allenarli con l’obiettivo di creare una squadra in cui inserire solo successivamente coetanei normodotati. L’obiettivo educativo era quello di invertire il ruolo di chi aiuta chi e di chi ridi di chi. Un metodo pratico ed efficace di capire le difficoltà altrui acquisendo consapevolezza in se stessi e cultura dell’inclusione”.

Come andò?
Non bene purtroppo. L’ignoranza generale ebbe la meglio. Ma l’aspetto che ancora oggi mi amareggia pensando a quegli anni è l’ottusità, spesso non esente da malafede, di gran parte delle stesse associazioni sportive per disabili che anziché intravedere in quella proposta un’opportunità di crescita preferirono difendere il proprio orticello alimentato da contributi assistenziali, facendo facile presa sui genitori ai quali rappresentarono l’idea  come un circo del ridicolo”.

Una esperienza negativa che ti è servita qualche anno più tardi in uno scenario a te più congeniale
“Nella subacquea è stato tutto più naturale, semplicemente perché conoscendo persone con disabilità che nutrivano la mia stessa passione per il mare si è generata una sorta di sfida più forte di qualsiasi ostacolo o motivazione. Per un formatore è fondamentale portare i propri allievi alla conquista degli obiettivi prefissati. Ancor più gratificante è ottenere gli stessi risultati con allievi per i quali troppo spesso, per superficialità e cultura monca si spreca l’aggettivo ‘impossibile’. Un’idea diventata una meravigliosa esperienza di arricchimento reciproco per la  mente e l’anima, con istruttori e allievi uniti da impagabili sensazioni e forti emozioni”.

Quando e come nasce il progetto “Spazio mare”.
“In effetti anche con la subacquea quel tipo di resistenza non sono mancate ma questa volta è stato gioco facile far squadra con la S.E.I. (già Y.M.C.A. e poi YSCUBA) che ha nel suo credo la non discriminazione e con l’ Unità Spinale dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania con la quale abbiamo stilato un protocollo d’intesa.
L’inclusione sociale è la naturale condizione di vita.
Ulteriore impulso mi venne quando per caso vidi il montaggio dell’attrezzatura da parte di un subacqueo normo dotato, con tanto di brevetto, per il quale ebbi immediato il pensiero: ‘Minchia ma questo è impedito completamente!’. Il secondo pensiero fu per il suo istruttore. Il terzo per chi, probabilmente, sorvola su così gravi lacune fermandosi al suo titolo acquisito. Il progetto ha come obiettivo quello di insegnare la subacquea individuando metodi e soluzioni per chi con i propri limiti e pregi è determinato ad ottenere il brevetto. Certamente con regole e prescrizioni come accade già oggi per un subacqueo normodotato che ha subito una lesione o altro ma un brevetto, senza categorie”.

La pandemia ha penalizzato anche voi ma, idee, progetti e sogni?
“Da quando siamo partiti abbiamo organizzato alcuni eventi divulgativi e promozionali. Venendo al presente, quando ci saranno le condizioni abbiamo in programma l’avviamento di un percorso formativo nell’ambito della nostra agenzia didattica (S.E.I.) sia per subacquei che per gli istruttori. La tragicità di quest’ultimo anno non ha intaccato la nostra passione e la convinzione di aver aperto una strada nuova, senza barriere, gratificante per noi e utile a chiunque vorrà essere dei nostri. Volendo trovare un aspetto positivo di questa situazione frustrante per il mondo intero è quella di avere il tempo materiale per poter pianificare al meglio le nostre future azioni di sviluppo del programma didattico sull’intero territorio nazionale”.
Info: S.E.I.

Staff Progetto Spazio Mare Catania