Federico Morlacchi portabandiera…di una storia tutta varesina

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Da quel primo giorno in piscina, una ventina di anni fa, a portabandiera dell’Italia alle Paralimpiadi di Tokyo, insieme ad un altra ex bambina diventata grande: Bebe Vio. In Giappone Federico Morlacchi taglierà  forse il traguardo più bello e più ricco di significati. Per la sua famiglia e per chi come la Polha Varese lo portò sul suo primo blocco di partenza

“Fede è uno dei più bei simboli della Polha – risponde la presidentessa Daniela Colonna Preti – Ha iniziato che era un bambino scapestrato con un’ acquaticità incredibile e nel giro di una manciata di anni ha cominciato a collezionare medaglie sempre più belle e pesanti. Ma il bello di Fede non sta solo nelle medaglie vinte: lui è sempre rimasto umile, legato indissolubilmente alla Polha, orgoglioso di farne parte.

Quando nel 2017 il nostro team di nuoto è arrivato 2° ai Campionati di Società, Fede considerò quella vittoria quasi superiore alle sue medaglie personali perché, per anni, lui ed Emanuele Parolin hanno gareggiato da soli, accompagnati dai genitori e dalla Responsabile di Settore della Polha Annamaria Berengan. Non avevamo allenatori, non avevamo squadra. Federico vedeva gli altri team così numerosi e desiderava da morire di ingrandire anche la nostra squadra. 

Beh, lui ha fatto da colla, e grazie al suo esempio e al suo rigore di sportivo siamo riusciti a poco a poco ad attirare sia a Milano che a Varese tanti bambini e ragazzi che seguendo il suo esempio non si tirano indietro quando si tratta di fare tanti allenamenti alla settimana. L’esempio è tutto.

E’ grazie a lui e ad Arianna Talamona che è nato il nostro distaccamento a Milano, per permetter loro di nuotare in una vasca da 50 metri negli anni dell’università”.

Tua prima reazione alla notizia di Federico Poratbandiera?
“E’ stato bellissimo, perché quando la notizia è uscita sui social ho cominciato a ricevere messaggi da tutte le parti di persone che volevano darmi questa gioia e che volevano condividerla con me.
C’è tanto amore e tanta positività intorno alla Polha. Se lavori bene e se gli obbiettivi sono sani e generosi, si crea un vortice di energia incredibile.

Ed è davvero una gioia di tutti noi, per tutti noi. Il premio per quello che è Federico come persona oltre che come atleta.

Se penso a cosa gli abbiamo fatto patire io ed il suo allenatore Max Tosin prima di Londra 2012….  Tosin non voleva che parlasse pubblicamente, nessuna intervista, nessuna serata,  niente giornalisti, blindato e protetto come un gioiello prezioso.

Solo perchè conoscendo bene il suo potenziale talento volevamo proteggere Federico da possibili delusioni. Per questo motivo a Londra, con 3 bronzi, è stato definito un ‘outsider’, ma noi sapevamo quanto valeva!

Penso a tutta l’attività social di Arianna, a Simone Barlaam che ha un’agenzia che segue la sua immagine, sempre sui social con migliaia di followers.
I tempi della comunicazione sono proprio cambiati in questi 10 anni!
Siamo orgogliosissimi anche di loro, ma quanto sono diversi da Federico!

In un’intervista sul Corriere, durante il Covid, Federico si è detto dispiaciuto per tutti i nuotatori non agonisti costretti a rinunciare al nuoto, mentre gli agonisti erano ‘privilegiati’.

Fede ha sempre a cuore un po’ tutti, e pur essendo consapevole di quanto ha conquistato nella sua carriera sportiva è rimasto il ragazzo semplice che era. Per questo gli vogliamo tutti così tanto bene”.

In azzurro tanta Polha…nonostante tutto…
“Tanta Polha nel nuoto, nell’atletica, nello snowboard, nello sledge-hockey.
Non ci siamo fermati, se non quando proprio era impossibile fare attività.

Si fa tanta fatica, ma abbiamo anche tanti aiuti, a volte incredibili e inaspettati!
Ma la Provvidenza la ghè….”.

Gioie che ripagano l’impegno di una vita, con tanti segnali per altri nuovi esaltanti momenti 

“La Polha a a Tokyo. Ancora non ci credo. E’ la nostra 13a Paralimpiade e… quanto ce la stiamo sudando!!

Siamo partiti nel lontano 1984 con Giovanni Alianelli a Los Angeles per l’Atleticed è stata la prima paralimpiade della POLHA, poi tra estive e invernali, i nostri atleti ci hanno inorgoglito. Il più “paralimpico” al momento resta Marco re Calegari, con 3 presenze (Barcellona 92 Atlanta 96 Sidney 2000), per Fede quest’anno sarà la terza. Nel frattempo in tema di visibilità sono cambiate tante cose ma moltissimo resta da fare. Negli ultimi europei in contemporanea con i normo abbiamo vinto molto di più con riscontri minimi.

All’alba della prossima paralimpiade la sfida più grande sembra essere ancora quella della comunicazione, ma per noi sul territorio la vera sfida è riuscire a supportare questi atleti che si allenano due volte al giorno in piscina e tre volte alla settimana in palestra. Come Fede e tutti i nostri ragazzi insegnano, è difficile arrivare a a tutto ma quasi sempre ci arriviamo e il significato della vittoria è ancora più grande”.