Summer Camp Sacchetti, un basket…sentito

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All’inclusione attraverso lo sport auspicata e dibattuta c’è chi preferisce il muoversi concretamente proponendo iniziative, cercando collaborazioni, donando opportunità.

Lo spunto a Brian Sacchetti, Omar Busana e Neven Adzaip è arrivato dalla titolare dell’Albergo Belvedere di Fiera di Primiero, sede logistica del “Sacchetti Summer Camp” di basket dedicato a giovani dai 9 ai 15 anni, partner del progetto sordi.

“Nel preparare la terza edizione del nostro Camp nella splendida realtà di Fiera di Primiero ricca di strutture e disponibilità dell’amministrazione comunale e non solo – racconta Omar Busana – la signora Laura ci ha chiesto la possibilità di far partecipare sua figlia e sue due amiche, tre ragazze sorde. 

Una richiesta per noi del tutto inaspettata quanto stimolante per allargare la nostra idea diventata grande in fretta visto che quest’anno è arrivata a coinvolgere circa 200 tra bambini e bambine”.

Primo passo?

“Volendo aprirci ad un mondo in gran parte a noi sconosciuto abbiamo bussato a più porte e la risposta immediata è stata quella della Fondazione del Pio Istituito dei Sordi di Milano che con il Direttore Stefano Cattaneo e la Responsabile Sportiva Loredana Bava hanno fatto da subito squadra con noi supportando la partecipazione alla settimana del Camp di altri tre ragazzi ai quali se ne è aggiunto un quarto tramite i nostro social. In totale sette”.  

Calciatore pentito, nel trio di fondatori del Camp, Neven Adzaip, è stato protagonista nel Varese della rinascita dopo il fallimento fino all’addio al calcio ancora giovanissimo per guardare altrove.

“Ho smesso a 27 anni perchè non riconoscevo più quello che fin da bambino è stato l’ambiente della mia passione. L’amicizia datata con Omar e grazie a lui quella con Brian ha generato questa bella avventura in cui tra l’altro ho messo a frutto l’esperienza maturata con il mio tour operator che organizza eventi di questo tipo e non solo.  

Una novità di fatto senza precedenti in Italia. Con quali difficoltà?

“Devo dire nessuna – riprende Busana – Ovviamente è stato necessario trovare un metodo ideale. Per questo è stata importante la presenza di Gabriel Boni, sordo e interprete della Lingua dei Segni Italiana e nei primi giorni di un Coach d’esperienza come Dario Galbiati, allenatore del GS ENS Varese, tra l’altro fresco campione d’Italia.
Anche grazie a loro i ragazzi sordi hanno trovato un ambiente ideale in cui il rapporto con i compagni udenti è stato pressoché immediato per spontaneità e naturalezza”.

Gabriel Boni è quindi un altro esordiente del Sacchetti Summer Camp.

“Alla chiamata di Loredana Bava non potevo che rispondere presente! – risponde Boni –
Ho già vissuto una esperienza sportiva abbastanza simile l’anno scorso a Cesenatico con l’Eurocamp ma devo dire che questi giorni a Fiera di Primiero si stanno rivelando davvero meravigliosi. La presenza dei nostri ragazzi è agevolata in ogni aspetto, sul campo ed in ogni altro momento della loro giornata”.

Cosa hai visto negli occhi degli udenti alle prese con questi coetanei inusuali?

“Beh sicuramente molta curiosità e al tempo stesso spirito di iniziativa nel trovare nuove strategie sul come comunicare, allenarsi e giocare insieme”.

In tema di comunicazione un compito importante l’avranno anche questi sette ragazzi nel raccontare la loro esperienza a chi vive la stessa loro condizione promuovendo opportunità come il Sacchetti Summer Camp.

“Certamente! Opportunità come questa vanno promosse e divulgate.
Quali migliori testimonial di coetanei che l’hanno vissuta in prima persona?”.

Il primo anno di bambini sordi ad un camp di basket coincide con i 170 anni di storia del
Pio Istituto dei Sordi

“Una bella coincidenza frutto del caso che aumenta il valore di questa nostra prima volta che personalmente considero una bellissima scoperta – a rispondere è Brian Sacchetti, campione d’Italia 2015 con la Sassari allenata dal padre “monumento” del basket italiano Meo Sacchetti – Non voglio farla troppo facile, sicuramente la strada che abbiamo imboccato è lunga e tutt’altro che semplice ma giocatori sordi tra i professionisti e addirittura in NBA ci sono e ci sono stati quindi è una semina culturale prima che sportiva da continuare senza risparmio”.

Esente da ipocrisia. In quanto persona è lecito poter dire ad un ragazzo sordo  come ad ogni altro con ogni disabilità senza talento di provare altro.

“La mia risposta è già nella tua domanda. Il rispetto per la persona comprende anche questo aspetto. Il giudizio riguardante il talento va dato e accettato a prescindere dalla condizione dell’atleta”. Info: sacchettisummercamp.it