Alberto Pellegrini: “Il sogno più importante è adesso”

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Per Alberto Andrea Pellegrini le Paralimpiadi di Rio sono state le numero 6, delle quali 5 con la squadra di scherma e una, quella di Londra 2012, con il basket in carrozzina. Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana e medaglia d’argento nel ’96, e medaglia d’oro nel 2000 e nel 2004 al valore atletico del Coni, con un medagliere infinito collezionato in 24 anni di carriera sportiva, non ha dimenticato quello che fu il suo primo incontro con lo sport.
“Me lo ricordo bene e non potrei dimenticarmelo – risponde Pellegrini – Avevo ventidue anni ed ero ricoverato al Santa Lucia di Roma per la riabilitazione dopo l’amputazione della gamba destra. E’ lì che nel ’93 ho conosciuto la scherma in carrozzina e poco dopo, nel’95, il basket”.
Da quella prima volta molte cose sono cambiate a partire dalla considerazione dello sport disabili agli occhi del gente e da parte dei media.
“Certamente è così visto che le Paralimpiadi sono diventate la seconda manifestazione più grande del mondo. In questi 24 anni mi sono divertito tantissimo raccogliendo tanti successi: 9 medaglie olimpiche, 1 oro, 5 argenti e 3 bronzi, con la scherma. Nel basket 10 scudetti, 10 Coppe Italia e 3 Coppe Europa insomma, non mi sono fatto mancare niente vivendo da professionista e senza risparmio riguardo a impegno e sacrifici”.
Chi come te ha una così lunga carriera cosa prova leggendo o ascoltando le polemiche sui premi relativi alle medaglie non previsti in altri Paesi come ad esempio la Gran Bretagna”.
In Italia forse anche prima del calcio lo sport più popolare è il parlare senza essere informati. Premesso che ogni Paese ha la sua cultura e le sue particolarità non paragonabili tra loro. Io ho fatto la mia prima Paralimpiade nel ’96 anno in cui sono stati messi i premi per la prima volta. All’inizio era poca cosa poi con il tempo sono arrivati alla metà rispetto ai normodotati. Premi in denaro chi si ottengono solo se si vince e solo alle Paralimpiadi.
In Gran Bretagna gli atleti di interesse nazionale vengono considerati professionisti riconoscendo loro uno stipendio di 3000 sterline al mese. Vogliamo parlarne?
In Italia solo chi vince con continuità riceve qualcosa ma nemmeno paragonabile ad uno stipendio. A Rio eravamo un centinaio di atleti ma solo alcuni hanno vinto la medaglia e riceveranno i premi previsti che voglio ricordare a tutti sono lordi.
Il fatto è che per arrivare qui i sacrifici li hanno fatti tutti. Così come tutti hanno dovuto affrontare costi lavorando duro con tecnici, preparatori, fisioterapisti, psicologi.
Quindi, quando si parla di differenze rispetto ad altri Paesi è bene prima informarsi e poi magari parlare per dire cose più sensate”.
Nel medagliere azzurro di Rio ci sono settori che lanciano giovani stelle come Bebe Vio nella scherma e Morlacchi nel nuoto ed altre che invece mettono in evidenza la mancanza di ricambio generazionale come l’handbike e la carrozzina olimpica dove a vincere sono stati atleti maturi come Cecchetto, Zanardi, Podestà, Porcellato, De Vidi.
“La promozione delle discipline paralimpiche è fondamentale. Non dobbiamo però dimenticare che alle Paralimpiadi gareggiano i migliori del mondo per vincere una medaglia. A questi livelli prima della carta d’identità a far la differenza è il talento, le qualità tecniche e il lavoro”.
Alberto Andrea Pellegrini e adesso?
“Adesso è venuto il momento di pensare ad altro. Sto parlando con il mio maestro per restare nella scherma con un ruolo diverso, magari da tecnico. Vedrò che opportunità potrò avere in futuro. Intanto sto parlando anche con il Comune di Ladispoli per creare una polisportiva che possa ridare un sorriso a tanti ragazzi. Un’idea che mi prende particolarmente perché potrei offrire ai giovani con disabilità del mio territorio, dove per loro non esiste praticamente nulla, le stessa opportunità di rinascita che trovai io più di ventiquattro anni fa al Santa Lucia. Beninteso che dovrà essere una polisportiva integrata, senza barriere. Nella mia vita, di sogni ne ho realizzati tanti. Adesso è questo il sogno più importante”.