Marco Carabelli: “Sulla neve o sulla tela, l’importante è lasciare una traccia!”

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Marco Carabelli

Una passione rimasta nel cassetto troppo tempo. Un talento nato nei suoi mesi di ricovero in Unità Spinale, nel 2003, poi sormontato dalla passione per una vita di cui riprendere il comando pieno. Combattendo i fantasmi, affrontando le paure e abbattendo gli ostacoli. Marco Carabelli uscì dall’ospedale di Niguarda trasportato e in carrozzina.
Oggi guida la sua macchina, scia quando e dove vuole, si diverte con gli amici che non l’hanno abbandonato nemmeno un giorno e nei mesi dove ha dovuto giocoforza restare a casa per stare alla larga dal Covid-19 per lui doppiamente pericoloso, ha riaperto quel cassetto. Prima nella sua memoria e poi quello dei pennelli e dei colori.
Al rifornimento di tele bianche ci ha pensato papà Mauro. Stimolatrice e prima quanto severa critica mamma Chiara. Mirtilla, splendida femmina “Golden Retriever” osserva e apprezza, attenta a non avvicinarsi troppo al suo padrone quando crea.

A celebrare la ritrovata vena il coloratissimo marcocarabelli.it on line da pochi giorni.
“La messa online del mio sito mi ha regalato grandi emozioni. Il cellulare si è surriscaldato e il riscontro sul web è stato travolgente. Ci lavoravo da mesi con l’aiuto di tanti amici e sono davvero soddisfatto del risultato. All’inizio avevo l’idea ma non riuscivo a metterla a fuoco. Poi con il passare del tempo ha preso forma e mi sembra che oltre a me stia piacendo a molti altri, non solo agli amici che ovviamente sono un po’ di parte”.

Ricordi la prima volta di fronte ad una tela bianca?
“La prima volta in cui cercai di stringere un pennello nella mia mano risale ormai a 18 anni fa quando nelle giornate toste di riabilitazione all’Unità Spinale di Niguarda mi proposero un laboratorio di arte terapia dove poter staccare dal resto davvero impegnativo fisicamente e mentalmente. Funzionò da subito. Dipingere mi rilassava. Una volta tornato a casa avevo la testa per altro, in primis recuperare tutto quello che pensavo di aver perso ma che invece grazie ai miei genitori e ai miei amici di sempre ho capito di avere ancora e con maggior consapevolezza. Con l’arrivo della pandemia ed il conseguente ‘domicilio forzato’ mi è venuto un flash sul domicilio forzato di 18 anni fa e sul benessere mentale che la pittura aggiunse a quello fisico in recupero. E’ stato come ritrovare un vecchio amico con il quale non ci si vedeva da tempo ma con la netta sensazione di non averlo mai lasciato.

Come definiresti l’artista Marco Carabelli?
“Beh sicuramente un astrattista perché con le mie mani qualcosa di ben definito mi vien difficile farlo, tant’è che ho dovuto adattare pennelli e spatole con elastici e altri rimedi artigianali per migliorarne quanto più possibile l’impugnatura. L’ispirazione mi arriva da generi diversi. Certamente Paul Jackson Pollock. Un altro che mi fa impazzire per la sua tecnica e in quanto autodidatta è il francese John Beckley. 
Ma quello che fin dalla scuole media mi prendeva era Picasso tanto che all’esame portai un frammento del suo Guernica. Detto questo, quando da adolescente visitai il museo di Van Gogh ad Amsterdam ci rimasi per un giorno intero come un bambino nel parco giochi più bello del mondo”.

Tra gli amici la voce è girata in fretta. Ora con il sito popolarità e richiesta aumentano ogni giorno. Un consiglio: “Venghino signori venghino ma…non siam qui per regalare!”. Giusto?
“Trasformare una passione in una professione è un passo importante e impegnativo come importanti e impegnativi sono i costi per mantenere e alimentare una passione.
Giorno dopo giorno vedrò cosa sarò capace di meritarmi, con estrema umiltà e…ruote per terra”.
Tetraplegico, patentato, nuotatore, sciatore, pittore. Hai titolo per dire qualcosa a chi per malattia o incidente si ritrova nella tua condizione.
“Tra la valanga di messaggi ricevuti c’è quello del mio professore di Religione alle superiori medie, Luigi Rutigliani. Parole bellissime le sue, che mi hanno fatto lo stesso effetto dell’auto di “Ritorno al futuro” riportandomi indietro nel tempo in un lampo. Risentendolo ho condiviso con lui che il vero obiettivo di questo sito è quello di far capire alle persone quanto sia importante mantener vivo lo stimolo di andare avanti, alzando l’asticella, senza sprecare energie nell’abbattersi. Meglio un grande fallimento di un grande rimpianto. Quello che voglio dire a chi è più o meno nella mia stessa condizione e di non perdere la volontà di vivere una vita comunque importante e ricca di passioni e sorrisi, per noi stessi ma anche per chi ci circonda. Il sorriso è una traccia sul viso come quella che lascio sul bianco della neve e adesso sul bianco della tela. Il mio sorriso, la mia traccia”. Video

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