Bebe e Federico portabandiera e simboli di un movimento che cresce

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Gli atleti dell’Italia più bella sono arrivati, stanno arrivando e arriveranno nei prossimi giorni a Tokyo dove saranno protagonisti delle Paralimpiadi più sospirate e complicate di sempre per data e svolgimento.

I 113 azzurri in gara in 12 discipline tra le 22 comprese nel programma paralimpico non potranno godere dello scenario di cui ha goduto chi è stato protagonista a Pechino 2008 e Londra 2012, un po’ meno Rio 2016, dove le tribune degli impianti sede di gare erano sold out con un sonoro che metteva in pericolo i timpani.  

Sospirate per averle aspettate un anno più del solito, complicate dalla pandemia mondiale con regole che impediranno la condivisione della cerimonia inaugurale e anche la frequentazione del villaggio olimpico di squadre dello stesso Paese.
I due portabandiera Federico Morlacchi e Bebe Vio (foto Augusto Bizzi) sono i simboli perfetti di un movimento che cresce in numeri e in qualità grazie agli atleti sempre più punti riferimento per i giovanissimi che dalla nascita o per un incidente si ritrovano a dover ripartire in una società in cui ancora oggi, molto meno di ieri, resiste il problema del senza rispetto al valore del con.
Morlacchi il senza l’ha dimenticato da quando ha incontrato la Polha Varese, società in cui ha avuto il tempo e la possibilità di trasformare la sua vivacità in determinazione e il suo talento in qualità che il mondo ha conosciuto in ogni sua gara, in ogni suo tutolo mondiale, in ognuna delle sue tre medaglie di bronzo a Londra 2012, della sua medaglie d’oro e delle sue tre medaglie d’argento a Rio 2016. Senza mai smettere di raccontare e promuovere il nuoto paralimpico nelle scuole come in ogni altra iniziativa della sua società e non solo.
Oggi Federico è tesserato anche per la Polizia di Stato, opportunità che rifiutò alla vigilia del suo esordio paralimpico a Rio. “Dovessi vincere una medaglia – giustificò così la sua scelta – vorrei venisse messa in risalto la mia appartenenza alla Polha dove ho iniziato grazie ai miei genitori trovando una seconda famiglia che mi ha accompagnato e supportato fino a realizzare il sogno di arrivare in cima al mondo”.

La storia sportiva ancora breve ma intensa della portabandiera Bebe Vio inizia forse prima con la promozione dello sport paralimpico rispetto all’agonismo. Quando era in uscita dall’ospedale dove ha sconfitto la meningite i suoi genitori cercavano in ogni luogo ogni opportunità per crescere Bebe come Nicolò e Maria Sole, gli altri due figli. Una fame di informazioni per mettere si Bebe nella condizione ideale di scegliere e praticare il suo sport preferito ma anche per metterle a disposizione di quelle famiglie con le loro stesse paure, gli stessi dubbi, lo stesso disorientamento.

Un valore che Bebe ha assorbito da subito generando l’associazione art4sport che in soli 11 anni di attività ha fornito a giovani talenti oltre 200 tra protesi e ausili realizzando 250 tra progetti e iniziative, che a Tokyo vedrà 7 suoi atleti in gara, chi per la prima volta chi come Bebe per la seconda e chi come Veronica “Yoko” Plebani nella sua terza paralimpiade in tre discipline diverse. E proprio nel momento in cui la famiglia Vio dovrebbe concentrarsi unicamente sulla nuova avventura di Bebe stanno invece dando vita ad una nuova avventura dedicata ai bambini. Non con disabilità o senza: ai bambini.
A novembre Milano vedrà nascere la Bebe Vio Academy con la quale i bambini dai 6 anni potranno avvicinarsi alla pallavolo e alla scherma da seduti, all’atletica, al calcio amputati e nonvedenti. Chi solo per conoscere e quindi capire, chi per praticare uno sport fin da piccolo abituandosi a fare i conti con ciò che ha senza sprecare pensiero o energie su ciò che non ha.

Due storie portabandiera di altre 111 storie che rappresenteranno l’Italia a Tokyo. A vincere medaglie non saranno in tanti ma tutti arrivano alle paralimpadi con lo stesso bagaglio di orgoglio, fatica, rinunce e sogni.

Toccherà a chi salirà sul podio illuminare e riconoscere anche l’impegno degli altri compagni, allenatori, dirigenti, volontari. Di chi li ha visti decollare restando a terra per permettere ad altri di prendere il volo per diventare o tornare ad esser non eroi ma più semplicemente i comandanti della propria vita. 

Guida Paralimpiadi Tokyo 2020:  http://www.comitatoparalimpico.it/images/ItalianParalympicTeam_Tokyo2020.pdf