Alessandro Pedron: “Il mio europeo ricco di opportunità e orgoglio”

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Particolare fino all’ultimo la prima avventura internazionale di Alessandro Pedron, protagonista con la maglia azzurra dell’ Italia di basket in carrozzina al campionato europeo di Madrid. Causa il contagio di gran parte dei suoi giocatori, la squadra britannica campione del mondo in carica ha rinunciato a giocare la finale con l’Olanda. Stessa decisione presa da Germania e Italia per quanto riguardava la finale per il terzo e quarto posto. Morale: titolo assegnato all’Olanda e arrivederci al prossimo campionato da giocare fino in fondo.

“Un finale amaro non cancella la bellissima esperienza – racconta Pedron – Poter partecipare ad una competizione internazionale con la maglia del proprio Paese è già un grande onore e motivo di orgoglio. Potersi confrontare con i migliori è sempre e comunque uno stimolo in più. 

Ci teniamo stretta la qualificazione per il prossimo mondiale con la consapevolezza di essere tra i migliori dell’attuale panorama del basket in carrozzina europeo.

Partita più emozionante e partita più deludente?

“La partita più emozionante è stata senz’altro quella del girone eliminatorio con l’Inghilterra, campione del mondo.
A mio parere il momento in cui abbiamo dimostrato maggiormente il grande potenziale di questo gruppo, soprattutto in difesa, riuscendo a contenere un avversario fortissimo in ogni suo componente. Di deludente non mi viene in mente niente.
Forse la sconfitta con l’Olanda dove comunque siamo usciti dal campo a testa alta e capaci subito dopo di vincere  con la Spagna conquistando il pass per i mondiali del 2022 in Dubai. Ennesima dimostrazione di quanto una sconfitta possa insegnare al pari di una vittoria”.

Ecco appunto, quegli abbracci dopo la Spagna…

“Ho ancora la pelle d’oca ripensando a quel momento. Si respirava la gioia di un gruppo di giocatori capace di diventare corpo unico con i tecnici e una Federazione che ha lavorato sodo per tornare ad alto livello, superando ogni difficoltà legata al periodo pandemico. 

Quegli abbracci dopo la Spagna… è stato un momento speciale che resta e che ammorbidisce il pensiero di una medaglia sicuramente alla nostra portata”. 

Cos’altro ti sei portato a casa da Madrid?

“Beh, il sogno realizzato di rappresentare il mio Paese in Europa. Nel momento in cui mi arrivò la convocazione avevo immaginato e pensato cose ma quando ti ritrovi sul campo a cantare l’Inno di Mameli prendi coscienza che nessun pensiero può avvicinarsi alla realtà. Ho vissuto due settimane con 11 compagni che mi hanno insegnato la cultura del saper far gruppo con il fine di generare in se stessi e negli altri una forza travolgente a tal punto da poter puntare a qualsiasi obiettivo. Il mio unico modo di ricambiare tanta generosità è tornare da subito in palestra per lavorare e crescere”.