Triathlon. Rita Cuccuru: “Eccomi Tokyo! Con i miei cari e la mia terra nel cuore!”

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L’ha sognato, l’ha cercato e l’ha preso. Rita Cuccuru ha in tasca il biglietto per Tokyo dove sarà protagonista alle paralimpiadi con la squadra azzurra del Triathlon.
Dalla sua prima volta all’estero nel 2013, spingendo la sua handbike alla maratona di Berlino, la piccola grande atleta sarda di Uri, residente a Marinello, ha liberato sogni e ambizioni scegliendo una disciplina tosta. Ma non quanto lei.    

“A Berlino è stata veramente la mia prima volta in gara all’estero – ricorda Rita – Una opportunità nata quando vestivo la maglia del Velo Club Sommese del presidente Silvio Pezzotta e della compianta Maura Macchi, in occasione della Maratonina introno al Lago di Varese che organizzava la Poha. Quel viaggio sponsorizzato dall’azienda Cimberio , con un gruppo di amici che comprendeva l’ex corridore professionista e attuale Direttore Tecnico del Team Astana, Stefano Zanini,  mi donò la consapevolezza di poter diventare una cittadina del mondo.
Strada facendo ho sentito di non poter fare a meno dello sport e della fatica, della gioia e della adrenalina che ne derivano. Oltre a questo mi sono resa conto che viaggiare mi regala un grande senso di libertà. Grazie al triathlon in questi ultimi anni  ho viaggiato tanto e spero di continuare a farlo ancora per tanto tempo”.
L’approccio con l’handbike fu piuttosto duro per te, fisicamente piuttosto esile. Per  una strada più facile hai scelto…il triathlon: 750 metri di nuoto, 20 km di handbike e 5 km di carrozzina!

“E’ proprio così – risponde Rita sfoderando il suo splendido sorriso – Il Triathlon per me è stata una sfida, una sfida con me stessa. Mi sono innamorata di questa disciplina piano piano allenamento dopo allenamento, dove ho vissuto giorni negativi, delusioni, stanchezza ma soprattutto grandi emozioni come la medaglia di bronzo ai Mondiali in Canada nel 2014 e la medaglia d’oro agli Europei di Ginevra nel 2015. Un percorso lungo ed impegnativo dove ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in me dandomi la forza per affrontare e superare ogni difficoltà.
Anche quando mi sento a pezzi e i muscoli fanno male bisogna soffrire perché anche in cima alla salita più dura c’è un traguardo da raggiungere, qualsiasi cosa accada. Tra i tanti, devo in primis dire grazie al mio presidente del Team Equa, Ercole Spada.
Lui mi ha mi ha permesso di crescere, di partecipare alla Coppa del mondo, di effettuare ritiri in altura, a Livigno, per trovare ambiente e condizione ideali. A Ercole come ad ogni componente della Team va tutta la mia gratitudine”.
Oltre alla divisa d’atleta ora vesti anche la giacchetta da dirigente.
“Vero. Sono orgogliosa del mio ruolo di Vice-presidente della commissione atleti della FITRI,  Federazione Italiana Triathlon. Un compito importante che in questi mesi ho dovuto necessariamente trascurare per il grande obiettivo che avevo in testa. Al mio ritorno da Tokyo saprò recuperare il tempo impiegato nell’agonismo impegnandomi a far conoscere la nostra disciplina a più persone possibile, per reclutare sempre più atleti, portando nuove idee e mettendo a disposizione di chiunque tutto ciò che mi ha donato questo splendido sport”.

Parti per Tokyo dove ti troverai in una gara riservata solo alle 10 atlete migliori del mondo, forte di una squadra che sembra essere prima di tutto un gran gruppo.

“Non sembra: è così! Siamo un gruppo fantastico con un grande capitano, sardo come me, un veterano già medagliato a Rio nel 2016: Giovanni Achenza, la super champion Anna Barbaro con la sua guida Charlie Bonin e la numero 1 senza discussione Veronika Yoko Plebani, alla sua terza Paralimpiadi dopo le due in altre discipline: snowboard a Sochi 2014 e paracanoa Rio 2016.
Non vedo l’ora di partire, di gareggiare e di vivere ogni momento di questa fantastica avventura. Con i miei cari e la mia terra  nel cuore”.

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