Sitting volley femminile. Ribeiro: “A Tokyo per qualcosa di importante”

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Ad una settimana dalla partenza per Tokyo la nazionale femminile di sitting volley sta sistemando gli ultimi dettagli del suo esordio paralimpico coccolata da chi una olimpiade l’ha giocata e vinta nel ’92 con la nazionale di volley  brasiliana.
All’arrivo in Giappone le azzurre si sistemeranno a Sendai per allenarsi fino al 21 agosto, giorno del trasferimento al Villaggio Olimpico.

“Ci avviciniamo a questa prima volta – attacca Amauri Ribeiro, CT del volley seduto femminile azzurro dal 2017– con la consapevolezza dell’importanza di un evento come una paralimpiade dove all’aspetto emotivo si aggiunge quello del confronto tra le migliori otto squadre del mondo.

Le ragazze hanno un grande margine di miglioramento ma non per questo andiamo a Tokyo per partecipare. Il quarto posto al mondiale e la medaglia d’argento all’europeo hanno portato al nostro ambiente fiducia ed esperienza. La gioventù resta ma abbiamo l’ambizione di migliorarci per aggiungere  qualcosa di ancora più importante”.

Come siete riusciti a costruire un gruppo di qualità nonostante il cronico problema del reclutamento di base?

“Da quando sono arrivato ho adottato lo stesso metodo utilizzato in Brasile nei primi anni 2000. Partiti dal passa parola, abbiamo rafforzato il lavoro di promozione della Federazione. La partecipazione alle Paralimpiadi accenderà una ulteriore luce sulla nostra disciplina ancora oggi semi sconosciuta ai più ma con numeri e interesse in continua crescita”.

Con o senza disabilità. Come cambia il suo lavoro di coach?

“Personalmente non vedo particolari differenze. Quando ho iniziato ad allenare il sitting non avevo nessun tipo di conoscenza in merito. A togliermi imbarazzo e perplessità ci pensò un atleta amputato che mi disse: ‘coach a me manca una gamba, l’unica cosa che non può chiedermi è di alzarmi e correre. Lei mi chieda di fare qualsiasi cosa da seduto e io lo farò’. A quel punto ho vissuto da spettatore una paralimpiade vedendo da vicino ogni singola disciplina ad altissimi livelli con atleti che puntano a vincere una medaglia.
Questo ho fatto e sto facendo: alleno persone, atleti e atlete”.

Quanto è importante seminare lo sport Paralimpico nella scuola?

“Indispensabile. Purtroppo, al contrario delle discipline olimpiche, ancora oggi non c’è traccia di questa promozione. Nella nostra nazionale sono in buon numero la atlete che hanno avuto una disabilità in età adulta trovando molte difficoltà per ripartire e avvicinarsi o riavvicinarsi allo sport. Lo sport da bambini con o senza disabilità è alla base di una cultura che azzera diversità, mancanze e difficoltà. Una partecipazione alle paralimpiadi con la visibilità che ne consegue serve anche a questo ma ogni persona nel proprio ruolo e per le proprie competenze, può fare molto, molto di più”.

Questa la rappresentativa azzurra in partenza per Tokyo

Alessandra Vitale capitano (Nola Città dei Gigli), Giulia Aringhieri
(Dream Volley Pisa SSD), Flavia Barigelli (ASD Astrolabio 2000),
Raffaella Battaglia (Volley Cenide Villa S.G.), Giulia Bellandi (Dream Volley Pisa SSD), Silvia Biasi (Volley Codognè), Francesca Bosio (Argentario Calisio Volley), Eva Ceccatelli (Dream Volley Pisa SSD), Sara Cirelli (Dream Volley Pisa SSD),
Sara Desini (Pallavolo Olbia), Francesca Fossato (Asd Sitting Volley Chieri), Roberta Pedrelli (Volley Club Cesena).

Guido Pasciari (Capo Delegazione), Elva De Sanctis (Team Manager), Amauri Ribeiro (Direttore Tecnico), Fabio Ormindelli (Assistente Allenatore), Emanuela Longa (Medico), Mattia Pastorelli (Fisioterapista). Info: Federevolley