Attività motoria per bambini ciechi o ipovedenti. Si può, si fa, si deve!

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Sempre e comunque a far la differenza in ogni campo sono state, restano e saranno sempre le persone. Titoli ed esperienza contano ma la passione, la curiosità, la testardaggine sono valori aggiunti che soprattutto nell’attenzione per gli altri vanno oltre ogni aspettativa, ogni limite. Là dove qualcosa funziona per il bene comune ci sono persone  che si caricano sulle spalle il fare e camminano, corrono, superando barriere molto più resistenti di quelle architettoniche. Francesca Piccardi, Tiflologa, Responsabile del Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi Serena Bruno, insegnante Scuola Primaria Montessori di Perugia, Educatrice Tiflologica, in comando al CCT di Assisi, sono portatrici sane di passione, testarde e curiose nel voler conoscere il credo di un cieco ‘particolare’ come Daniele Cassioli che con la sua neonata associazione Real Eyes Sport alla portata delle decine di famiglie con bambini ciechi o ipovedenti che incontrano ogni giorno e con i quali nascono rapporti che vanno ben oltre quello professionale.

Per il vostro impegno sarete sommerse di domande, richieste, considerazioni da parte di genitori con bambini ciechi o ipovedenti. Per quanto avete vissuto e vivete, qual è l’aspetto che più vi coinvolge?

Francesca Piccardi: “Come responsabile del Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi opero sul territorio da oltre 20 anni, e in effetti mi trovo quotidianamente a rispondere alle domande e alle richieste da parte dei genitori di bambini e ragazzi con disabilità visiva. Molte ovviamente riguardano il ‘mondo scuola’ direttamente e le preoccupazioni maggiori derivano dalla presenza di docenti di sostegno non specializzati, dalla mancanza di continuità didattica, dai libri in braille o a caratteri ingranditi che talvolta arrivano in ritardo. Altre riguardano la ‘scuola’ indirettamente e la vita sociale in genere, e sono quelle che più mi coinvolgono: quando i bambini  faticano ad instaurare amicizie significative e le mamme mi riferiscono preoccupate che non sono invitati ai compleanni, oppure quando vengono derisi da altri bambini per il fatto che non vedono o vedono male, oppure quando durante le ore di attività motoria vengono esclusi perché si deve giocare a pallavolo! Nello svolgimento del mio lavoro, cerco di dedicare un tempo anche ad incontrare i compagni, per parlare loro della disabilità visiva, per spiegare alla classe cosa significa essere non vedenti o ipovedenti, per mostrare come è possibile giocare con chi non vede, correre o andare al cinema, sottolineando le modalità ‘diverse’ con cui in mancanza della vista si può conoscere il mondo. L’intento è quello di fornire un supporto adeguato non solo al percorso scolastico dei bambini e ragazzi con disabilità visiva, ma anche alla loro crescita emotiva e relazionale”.

Serena Bruno: “Ho avuto la fortuna di iniziare a muovere i primi passi in ambito educativo, collaborando con Francesca Piccardi, ricoprendo diversi ruoli, che mi hanno permesso, nel tempo di instaurare rapporti consolidati e di fiducia con le famiglie, gli insegnanti e gli educatori degli alunni con disabilità visiva. Questo anno in particolare, sono stata collocata in distacco dall’insegnamento con sede di servizio presso il Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi.  La cosa che più di tutte si evidenzia e che coinvolge sistematicamente l’operato quotidiano  è la continua necessità di mediare in decisioni condivise, quando ci si relaziona e si progetta un’attività, quando viene fatta una proposta formativa oppure quando si delinea un percorso riabilitativo con i diversi attori sociali e con sempre meno risorse finanziarie a disposizione. Altro aspetto è la ricerca di un “accordo” continuo e costante, modulando l’osservazione , avvicinandosi o allontanandosi, cogliendo ogni volta particolari diversi, un continuo ‘mettere a fuoco’, necessario affinché si possa trasformare in una storia comune in cui tutti possano riconoscersi e tracciare insieme le strade da percorrere”.

Come siete arrivate al contatto con Cassioli?

Francesca Piccardi: “Ho contattato Daniele per la prima volta nel maggio 2019, per invitarlo ad una presentazione del suo libro “Il vento contro” in Umbria e soprattutto per invitarlo due giorni al campus estivo per bambini con disabilità visiva organizzato dall’Irifor Umbria generalmente per il mese di agosto. Avevo ‘scoperto’ Daniele grazie alle sue imprese sportive e volevo che anche i nostri bambini del territorio potessero fare l’esperienza dello sci nautico grazie all’esempio e alla guida di Daniele. Il progetto educativo del campus estivo Irifor, che seguivo da circa 10 anni, era incentrato sullo sport da diversi anni, perché da sempre sono ben consapevole di quanto il movimento sia fonte di crescita umana e psicofisica per tutti, nessuno escluso: i nostri bambini non vedenti e ipovedenti nella settimana del campus estivo negli anni hanno sperimentato di tutto – l’arrampicata, il judo, il SUP, il nuoto, il tiro con l’arco, l’equitazione, l’atletica, le attività circensi – ed ogni anno siamo contenti di proporre loro qualcosa di nuovo e stimolante. L’esperienza dello sci nautico con Daniele al Lago di Bolsena nel campus del 2019 è stata ‘una prima volta’ indimenticabile!”.

Come vi è nata l’idea della quattro giorni “in casa”, oltre tutto in un momento non facile per tutti (regole e quant’altro)?

Serena Bruno: “Quando Francesca Piccardi mi ha messo al corrente che Cassioli avrebbe organizzato un campus per bambini con disabilità visiva a Tirrenia, mi sono subito candidata come volontario. Avendo poi avuto la fortuna di poter fare l’educatore accompagnando una delle nostre ragazze non vedenti, l’esperienza è stata per me ancor più significativa. Quando si parla di inclusione, si tende sempre a pensare ad un qualche cosa di ‘esterno’ che, ben costruito e progettato, si inserisca dentro ad un più ampio sistema per poi rendere funzionante il tutto. A Tirrenia, ho trovato invece un ambiente che ha messo al centro il bambino, il ragazzo, evitando quelle situazioni che, purtroppo, quotidianamente accadono, strettamente centrate su ciò che ‘manca’ e quindi sul deficit, riservando  il momento del gioco ‘inclusivo’ come fosse un qualche cosa che si separa dal resto.  Dall’esperienza fatta a Tirrenia, e dalla disponibilità offerta da Daniele,  nasce l’idea di proporre anche a Perugia, per i bambini e ai ragazzi del nostro territorio, quelle attività motorie e quelle esperienze vissute.
Per la voglia di fargli sperimentare il movimento, ma anche la forza di volontà, la voglia di mettersi in gioco, la voglia di vincere, la concentrazione, il tutto in un contesto divertente!”. 

Cosa vi resta di quella quattro giorni?

“Ci resta la convinzione di quanto sia importante e quanto sia possibile, proporre le attività motorie ai bambini con disabilità visiva in team, in maniera strutturata, coinvolgendo coetanei vedenti, rispettando le loro modalità di conoscenza. Le esperienze vissute che i bambini racconteranno a scuola, ai compagni, agli amici, saranno motivo di scambio vero, di reciprocità, di speciale normalità.

Inoltre, la diretta Facebook che abbiamo organizzato, grazie alla collaborazione del POST Museo della Scienza di Perugia, e che ha visto la partecipazione, accanto a Daniele, della dott.ssa Moira Sannipoli, della Facoltà di Filosofia, Scienze Sociali,  Umane e della Formazione dell’Università di Perugia, di Andrea Farnese, il Responsabile tecnico del progetto GioCampus, e del prof. Luigi Esposito, allenatore nazionale specialità Atletica Leggera, è stato un incontro che ha suscitato un grande interesse, da parte di genitori, insegnanti ed educatori, mettendo in luce quanto sia importante attivare riflessioni, anche provocatorie, obbligandoci a porsi continue domande sul nostro operato, perché come sostiene Maria Montessori  ‘la crescita deriva dall’attività e non dalla comprensione intellettuale’ così per il bambino che per l’insegnante”.

Come credete possibile uno sviluppo di quanto visto e sentito?

“Ovviamente vorremmo dare un seguito alla bellissima esperienza svolta e soprattutto vorremmo estenderla ad un numero maggiore di bambini e ragazzi. Non sempre purtroppo i bambini con disabilità visiva sul territorio riescono a fare sport o a fare lo sport che vorrebbero … ed allora sarebbe importantissimo offrire loro un’occasione di fare delle attività motorie, supportati da personale ‘formato’ ed insieme a coetanei con la stessa disabilità. Vorremmo proporre degli incontri strutturati mensili o al massimo quindicinali per dar loro un’occasione di ritrovarsi, di divertirsi e di giocare ‘muovendosi’! Sedimentare in loro la gioia del muoversi, per essere più autonomi, per sconfiggere la ‘paura’ dell’ignoto, per contrastare stereotipie e ‘ciechismi’, per spingerli poi con caparbietà a cercare delle occasioni sportive magari nel loro quartiere o paese. 

Inoltre, un altro sogno per il futuro, è dare un seguito al progetto ‘All4Sport‘ avviato lo scorso anno scolastico e che purtroppo si è interrotto a causa del Covid.
Un progetto, rivolto alle scuole, che aveva coinvolto 4 sportivi con disabilità visiva, campioni in discipline diverse: oltre Daniele, anche Luca Aiello per la corsa, Ubaldo Cecilioni per il judo e Luca Crocioni per lo showdown. Parlare di sport ai ragazzi, fargli sperimentare attività motorie insieme, nonostante la disabilità, è una grande occasione per far crescere il senso di inclusione, di condivisione e di appartenenza!

Ciò che conta comunque è offrire ai bambini con disabilità visiva occasioni di fare attività motoria, proporgli esperienze diverse e stimolanti, donargli fiducia e incoraggiamento, perché anche un non vedente può imparare a correre e a saltare, può sciare e fare arrampicata, giocare a tennis e a calcio, senza per questo destare meraviglia e incredulità”.
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